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(24/05/2013) A.S. Roma

Baldini: “Non è la Roma che cerca gli allenatori ma gli allenatori che cercano la Roma. De Rossi? Resta”

Le parole di Franco Baldini.

Coppa Italia. Umore dei giocatori: “L’umore dei ragazzi è buono. Si vede che tutti avvertono l’importanza della gara, ma non soltanto per la gara stessa, ma quanto per la stagione che hanno fatto che potrebbe assumere una luce diversa, quantomeno migliore rispetto al campionato che non ha dato i risultati che speravamo e che questa squadra, per il potenziale che ha, e che in certi momenti, larghi tratti della stagione ha mostrato, poteva avere. Anche se non è stato un campionato positivo, potremmo definirla una stagione positiva se dovesse arrivare la Coppa Italia quindi quell’obiettivo che c’eravamo prefissi fin dall’inizio, ovvero quello dell’accesso in Europa”. 

Mille uomini per garantire la sicurezza, è un peccato che sia una finale così blindata…: “E’ altro che un peccato. Di questo passo saranno gli spettatori costretti a garantire la sicurezza agli uomini addetti alla sicurezza perchè il numero si sta invertendo. Sono sempre di più quelli addetti alla sicurezza e sempre meno quelli che possono venire allo stadio. Ci sono settori che vanno divisi e posti che si perdono, difficoltà per avere accesso ai tagliandi, prima se sono possessori della tessera del tifoso, poi forse no.. E’ difficile andare allo stadio, quando tutto quello che dovremmo cercare di fare è rendere facile l’accesso allo stadio. Che non sia solo una partita di calcio, ma che abbia anche altri contenuti”. 

Futuro: ‘‘Adesso parlare di questo, a pochi giorni dalla partita più importante della stagione, mi sembra quantomeno inopportuno. Una domanda che mi viene sempre fatta è questa “ma c’è qualcosa che non va? Sei felice, non sei felice..eccetera. Io mi chiedo solo come qualcuno si possa permettere di considerare la felicità come un argomento importante in questo momento in cui basta guardarsi intorno e si scopre che la vera felicità delle persone, di troppe persone, ormai è quella di poter garantire la cena ai propri figli la sera. Di questo dobbiamo parlare invece che della felicità di Baldini o di De Rossi. Io mi accorgo perchè non ho bisogno di leggere i giornali, di vedere i numeri Istat della disoccupazione, io me ne accorgo benissimo perché dalla mia prima tappa a Roma dal 2000 al 2005 io ricevevo dieci-quindici  mail o lettere al mese di gente che cercava un impiego, qualsiasi tipo di impiego nella Roma, grazie alla passione, al tifo e a tutte queste robe qua. Io adesso ne ricevo quindici-venti al giorno e con dei curriculum impressionanti a volte di gente laureata, ingegneri, che cercano qualsiasi tipo di lavoro, qualsiasi tipo di impiego. Grazie di questa domanda o meglio di questa mia risposta, ne approfitto per chiedere scusa a tutti quelli cui non ho risposto, perché ero partito con l’intenzione di rispondere qualche cosa a tutti, via telefono o via mail. Dopo un po’ non ce l’ho fatta più. Ma mi sono arreso, mancano anche le parole”.

Resterà a Roma? “Si è sempre parlato della mia partenza, si è parlato di una mia partenza ed ancora non ero arrivato. Sono le cose del calcio, ci sono i risultati, a volte non ci sono quindi bisogna individuare i responsabili. Io stesso mi sono sempre ritenuto responsabile di quello che eventualmente avremmo ottenuto, perchè mi è stata data carta bianca, perché sono state scelte le persone. Io ho scelto le persone parlo di Claudio Fenucci, di Sabatini. Io ho scelto le persone con le quali fare questo tipo di percorso, quindi mi sono sempre reso responsabile, non ho mai detto voglio andar via oppure voglio restare, ho detto sono sempre stato disponibile. E per me questa responsabilità significa fare i conti a fine stagione e vedere quello che nel frattempo è stato fatto, quello che è stato fatto di buono e quello che non è stato fatto di buono. E’ tutto qui!”.

Dopo la finale il bilancio: “No, ma nella vita non si può mai escludere niente. Poi si sta parlando di calcio quello che è sacrosanto stasera è la più grossa stupidaggine domani mattina. Quindi perchè fare questo tipo di discorsi”. 

Delusione? “Devo dire la verità, sono deluso non tanto dai risultati oppure dall’andamento perchè molto abbiamo ottenuto e non sto parlando solo della valorizzazione dei giocatori. Sto parlando anche del messaggio che è stato trasmesso. Sono deluso invece di quello che abbiamo fatto al di là di alcune decisioni tecniche, che probabilmente non si sono rivelate azzeccate per colpa condivisa e non per colpa particolare di qualcuno. Sono deluso perché non siamo stati in grado di inviare fuori il giusto messaggio, abbiamo fatto probabilmente errori di comunicazione, nel senso che avrei voluto che passasse di più il messaggio che era una società che doveva fare cambiamenti radicali rispetto a prima, per problemi economici, per un’anzianità di una certa parte di giocatori, cercare di costruire. Dovevamo mandare di più il messaggio che eravamo un work in progress. Stiamo lavorando, stiamo costruendo. E questa crescita, comunque, anche se in maniera non evidente dal punto di vista dei risultati, lo scorso anno eravamo settimi, oggi siamo sesti, c’è stata, e si vede chiaramente nel patrimonio tecnico che abbiamo a disposizione. Ma non soltanto quello, si vede chiaramente nel tipo di atteggiamento che abbiamo avuto, per esempio dei tifosi. Tutti dicono che Roma è l’ambiente più difficile del mondo, con i tifosi più esigenti al mondo, dove è difficile lavorare, invece non è vero: in questi due anni abbiamo avuto, da parte dei tifosi, un appoggio incondizionato. Le contestazioni sono state al minimo sindacale e quasi sempre persino educate. Sono deluso che non siamo riusciti a dialogare con i media forse nella maniera giusta, alcune volte per colpa nostra perché gli affidavamo le colpe dei nostri problemi, altre volte la colpa non era solo nostra. Non abbiamo creato questo ambiente dove è possibile crescere. Tutti dicono i risultati aiutano l’ambiente, io invece dico il contrario”. 

Un errore che non rifarebbe? “Ne ho almeno 4-5 inconfessabili. Non lo farò mai, non perché non voglio prendermi responsabilità ma perché denunciare gli errori significa dare un giudizio di merito su persone o su cose che sono avvenute e quindi non feriscono soltanto la mia sfera personale. Quindi evito di farlo”. 

Zeman: “Giudicarla a posteriori è evidente che non sia stata una scelta…Però in quel momento eravamo convinti di voler proporre ancora spettacolo alla gente, sapendo che non eravamo ancora pronti per poter offrire dei risultati certi ma una aspettativa di risultati. E quindi volevamo offrire uno spettacolo e ci sembrava che fosse quello giusto”.

Forse Zeman avrebbe dovuto avere un appoggio più forte? “Qui si incomincia a entrare nel merito di chi sono le colpe e responsabilità. Che sicuramente ci sono state, ma da parte di tutti, io non sono per individuare i colpevoli, cerco più di trovare le soluzioni. Quindi se la colpa della cosa che non è andata bene con Zeman è tutta nostra, lasciamo che sia tutta nostra, pazienza”.

Luis Enrique. Cosa non è andato bene? “Un insieme di cose: lo scetticismo iniziale che lo ha pregiudicato, poi la scelta iniziale di lasciare fuori Totti che qui sappiamo essere una cosa insopportabile, e la sua inesperienza. Devo dire che io uscirò da questa vicenda con il ringraziamento al cielo di aver incontrato la più bella persona che io abbia mai incontrato nel calcio”. 

Si è pentito di aver detto la frase su Totti? “Si sono pentito per gli effetti e per la chiave interpretativa  che è stata data. Anzi, prima per la chiave interpretativa che è stata data a questa frase e poi per gli effetti che la stessa ha prodotto. Sono decisamente pentito, ero assolutamente in buona fede ed era più un’esortazione, un atto di amore e non una critica”.

Totti fa sempre la differenza. Il perno della Roma: “Era esattamente quella l’esortazione che volevo fare all’epoca. Quella che sapendo le qualità del giocatore, sapendo l’importanza che lui rivestiva nella Roma, quella di essere lui il punto di riferimento per tutti gli altri. Non soltanto il calciatore ma quello che rappresenta Totti è molto importante. Non è soltanto il colpo di tacco, la punizione o la differenza che può fare in campo. La può fare anche a tutto tondo. Io volevo affidare a lui il progetto di una squadra giovane che aveva bisogno di una guida certa. Quella era la mia esortazione. Non era nient’altro che questo”. 

Essere messo in discussione all’inizio ha destabilizzato l’ambiente: “Sto dicendo che, infatti, Luis Enrique ha pagato questo errore gestionale all’inizio. Ma probabilmente perchè lui è arrivato e valutava i giocatori solo attraverso lo stato fisico con cui li vedeva allenare, come dovrebbe fare un allenatore in genere. Ma per quello che Totti rappresenta per la Roma, avrebbe dovuto usare un’altra accortezza, che non ha usato e che gli è stata fatta pagare”.

Come vede la Roma del futuro? “Manca un pò di consolidamento, abbiamo messo insieme un bel gruppo di talento. Adesso abbiamo bisogno di un pò di forza, un pò di personalità. Per personalità intendo quella cosa che prima di perdere una partita ti fa dare anche quello che non hai. Quella rabbia, quella determinazione, quella cosa dalla quale bisogna prendere esempio dalla Juventus, quella ferocia, quella determinazione di andare alla ricerca del risultato sempre e comunque. Adesso il talento c’è, ora dobbiamo corroborarlo con un pò di iniezione di sostanza”. 

Serve un allenatore che gestisce anche i giovani: Massimo Allegri. “Questo è un esercizio che state facendo da due-tre mesi. Andreazzoli ancora non si era seduto sulla panchina e già veniva percepito come una soluzione temporanea e avete cominciato già da quel tempo li a cercare l’allenatore. La nostra intenzione era quella di vedere, cercare e stiamo ancora cercando di vedere se Andreazzoli può essere quello. Andreazzoli ha fatto un gran lavoro con la Roma e non soltanto in termini di punti, la sua media è quella che potrebbe consentire la Champions League e questo mi piace ricordarlo per il lavoro che è stato fatto. Ha cambiato quella china che avevamo preso, non sto parlando di risultati ma di consuetudine ad un certo andazzo. Noi abbiamo sempre avuto la voglia di considerare Andreazzoli come un probabile allenatore anche per la stagione successiva e siamo ancora qui allo stesso punto”.
 
La Roma però sta pensando ad Allegri? “Che possa avere nella testa il nome di Allegri per carità..ma ho in testa anche i nomi di altri allenatori. E’ questo che mi piace sottolineare. Guardate bene, quello che la Roma ha ottenuto, al di la di tutte le critiche, dei risultati in classifica, di tutte le aspettative che ripeto secondo me c’è stato un errore di messaggio che è stato mandato fuori cioè sull’aspettativa, nonostante tutto questo la Roma è stata cercata da tanti allenatori. Roma non è solo una piazza importante. E’ stata cercata da questo tipo di allenatori e non soltanto quelli che ha nominato (riferimento alla giornalista che ha fatto solo il nome di Allegri ndr) proprio perché si è pensato che sarebbe bello allenare questa squadra che ha un potenziale importante e si può far bene. Quindi è questo che va sottolineato piuttosto che tirarmi fuori il nome dell’allenatore del futuro. La Roma prima che cercare allenatori è stata cercata da allenatori”.
 
Anche da Allegri? “Ho appena detto di si. Anche Allegri ha manifestato più volte il suo apprezzamento e la sua stima verso la qualità della rosa della Roma”.
 
Cosa  piace di più di Allegri? “Mi piace molto di più Andreazzoli in questo momento”.
 
A prescindere da lui? “Avete sempre prescisso da Andreazzoli. Perché devo fare delle discussioni sul nuovo allenatore della Roma prescindendo da Andreazzoli?”.
 
De Rossi: “Il futuro di De Rossi è con la Roma. Spero che il futuro di De Rossi sia migliore di questo. La stagione di De Rossi non è stata come quella che ci aspettavamo, ed anche lui è uno dei giocatori che può fare la differenza. Ha avuto problemi fisici, ha avuto problemi all’inizio di relazioni con l’allenatore che c’era prima, con Zeman. Tutto questo ha contribuito ad avere una stagione tormentata, nel momento in cui ha recuperato il posto si è fatto male, prima alla caviglia e poi ha avuto un altro problema. De Rossi è quel giocatore che, recuperato anche all’80%, può fare la differenza e ci da quel tipo di aggressività e di voglia che quest’anno ci è mancata”.
 
Che Roma vorrebbe? “La Roma per la quale sono tornato, che continuo a costruire anno dopo anno ed arrivare ad avere risultati migliori anno dopo anno fino ad averli costantemente perché questa era la mission iniziale. Quella di cambiare la squadra, di tornare su un discorso di giovani che potessero venir buoni per il futuro piuttosto che per l’immediato, adesso quello immediato si sta avvicinando e bisogna cercare di acchiapparlo, di avere quei risultati che non abbiamo avuto in questi due anni, che vuol dire competere per un posto in Champions League. Quello è l’obiettivo e deve essere l’obiettivo stabile per i prossimi anni”.
 
E’ in sintonia con il presidente? “Deve esserlo per forza”.
 
Un appello alle tifoserie di Roma e Lazio: “Quello che mi piacerebbe dire è che è la loro festa, è il loro spettacolo, è il migliore spettacolo che purtroppo hanno potuto vedere in questi ultimi due anni, soprattutto da parte della Roma. Sta a loro non sciuparlo, sta a loro crearsi la possibilità di godere un giorno. Anzi, questa dovrebbe essere la motivazione da trasmettere ai nostri giocatori, perché dal momento che la vita non ride alle persone, perché tutti sappiamo quanto dura sia, la possibilità da parte dei giocatori di far felici tante persone dovrebbe essere la molla per dare tutto quello che hanno. Chiaro che anche quelli della Lazio possono far lo stesso con i loro tifosi, ma essendo la porzione di quelli della Roma più numerosa i giocatori della Roma possono far contenti più persone”.

(Tg1)

 

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