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La Repubblica

(20/03/2017)

Il turnover Spalletti va: il Sassuolo non è il Lione

Non è facile cancellare le ferite dell’eliminazione europea, ma la Roma ha cominciato il suo percorso di riabilitazione facendo tre gol al Sassuolo (Paredes, Salah, Dzeko) e sostanzialmente mettendo ormai al sicuro la qualificazione alla Champions League (+ 8 sulla Lazio). Le restano ancora parecchie cose da fare - a cominciare dalla rimonta nel derby di Coppa Italia - ma insomma la sua stagione non è certo da buttare. A vederla stavolta in tribuna c’era perfino il presidente Pallotta, tutto proteso nella costruzione di un grande futuro ma ben più accorto nella ricerca di quei due o tre giocatori che potrebbero far fare il gran salto al club. Intanto però è andato in missione a Trigoria per incontrare il suo allenatore che lo tiene ancora in sospeso sul futuro. Il dubbio è tutto di parte spallettiana: la Roma il toscano fumantino se lo terrebbe volentieri. Ma intanto si va avanti così, prendendosi e lasciandosi.
 
Spalletti ha continuato a mischiare il mazzo della Roma. La notte della vittoria, ma anche dell’eliminazione col Lione, ha succhiato via parecchie energie. E soprattutto reso l’ambiente elettrico, compreso l’allenatore. Che continua ad agitarsi, spendersi e cercare di tenere la Roma a galla, nonostante la turbolenza forte. E ad applicare il principio dell’equilibrio e dell’alternanza. E quindi in panchina De Rossi e Dzeko, abbastanza prosciugato e costretto a razionare il suo alto potenziale di gol, ma comunque ancora a segno e usato per un’ultima mezzora a tutta birra. In una gestione che è stata perfetta per battere Palermo e Sassuolo, assai meno efficace però contro il Lione.
 
In un Olimpico semivuoto, ovattato e anche un po’ depresso, in cui si notano di più i gabbiani che svolazzano tra i giocatori e si posano sul campo, la Roma ha dovuto fare il suo percorso di sofferenza contro un Sassuolo per niente intimidito. Squadra costruita anche con il contributo di giovani del serbatoio romanista (Pellegrini, Politano, Ricci, Mazzitelli), e con un allenatore ormai in rampa di lancio, Di Francesco ha un attacco abbastanza vivo in grado di dare qualche grattacapo, con Berardi, Defrel e Politano, a una difesa, quella della Roma, molto meno sicura e chiusa di quella di qualche settimana fa. Come col Lione la Roma è partita ad handicap concedendo il gol a Defrel su classica azione di contropiede. E ora che riuscisse a raddrizzare la partita prima con Paredes e poi tornare in vantaggio con Salah, ha lasciato numerose occasioni all’avversario e dato anche molto da lavorare a Szczesny. Solo con Dzeko buttato dentro da Spalletti al posto di Peres la Roma è tornata ad avere una fisionomia da squadra di alta classifica.
 
La Roma in questo momento ha equilibri fragili, fa sempre spettacolo con qualche bella azione veloce dove Salah ed El Shaarawy strappano ancora applausi, ma si scopre anche facilmente e non ha più la struttura da falange. Dzeko con i suoi 21 gol in campionato (31 in totale) le ha dato quella concretezza e solidità che Spalletti è andato sempre invocando. Purtroppo non sempre tutto funziona secondo i piani.

F. Bocca


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