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Corriere dello Sport

(13/09/2017)

La Roma diventa insuperAlisson

Il pareggio, per quello che è successo nel secondo tempo, è un risultato d’oro per la Roma. Se sarà anche utile ai fini della qualificazione lo capiremo solo alla fine del girone, ma intanto è un punto in classifica e vista la sofferenza della Roma in Champions è una partenza di segno positivo. Se ha resistito all’urto terribile del secondo tempo dell’Atletico lo deve in buonissima parte al suo portiere. Alisson ha parato di tutto, un paio di volte è stato graziato dai pali (esterni e tutt’e due di Saul), in un’altra occasione da Manolas, ma la sua partita, piena di interventi decisivi, è stata un capolavoro, sottolineato a fine gara dalla Sud che lo ha salutato col primo coro (di liberazione…) della sua carriera romanista.
 
BENE PER 45′. Dopo Spagna-Italia del Bernabeu, la sfida italo-spagnola trasportata ai club, meglio ancora, a due rappresentanti delle due capitali, per un tempo, uno solo, non è stata terrifficante come quella fra le nazionali. Anche nei primi 45′ l’Atletico ha costruito le occasioni più nitide (palo esterno di Saul e respinta sulla linea di porta di Manolas su tiro di Koke), però per la Roma c’era un rigore netto per un fallo di mano di Vietto su cross di Perotti, e poi ha sempre ribattuto, colpo su colpo, senza staccarsi mai dalla partita e senza soggezione. Di Francesco si è difeso con una linea difensiva piuttosto alta, una linea che si è mossa in buona sincronia, tanto da mandare quattro volte in fuorigioco l’attacco colchoneros.
 
IL GIOCO. L’Atletico era lo stesso di sempre, con quei due esterni, Koke e Saul, che in realtà fanno le mezze ali dentro al campo, e ieri hanno palleggiato a lungo appoggiandosi a Thomas, il mediano che teneva insieme tutta la squadra. Finché ha avuto fiato e gambe, la Roma si è difesa con ordine, con attenzione, occupando bene sia gli esterni per il buon lavoro difensivo di Perotti e soprattutto di Defrel, e il centro del campo con De Rossi poco oltre la coppia centrale della difesa. In quei primi 45′, all’Atletico è mancato lo spunto di Griezmann, così come la Roma non ha sempre trovato in Dzeko l’appoggio ideale. Ma la presunta differenza tecnica fra le due squadre si è vista raramente. Ce n’era un’altra, di differenza, l’esperienza in Champions, e questa sì, si è notata in alcune fasi già nel primo tempo.
 
SALVALISSON. Nel secondo è cambiato tutto. L’Atletico ha aumentato il ritmo e la Roma ha ceduto sul piano fisico. Si è fatta schiacciare a una decina di metri dalla sua area e mentre Simeone rovesciava in campo tutti i suoi attaccanti (prima Correa, poi Ferreira-Carrasco), Di Francesco ha aspettato che l’onda madrilena si placasse prima di intervenire. Un’attesa rischiosa che lo ha portato alla fine a rinunciare alla sua idea di calcio: dentro Fazio al posto di Defrel, difesa a 5, con 3 centrocampisti, Perotti alle spalle di Dzeko e lanci lunghi per raggiungere il bosniaco, sempre da solo fra Godin e Savic. Per quasi mezz’ora, l’Atletico ha messo sotto assedio la Roma che ha barcollato, trovando però il suo salvatore, Alisson Becker. Almeno in quattro occasioni il brasiliano è stato decisivo, la prima clamorosa su Vietto. Il cambio di Di Francesco ha avuto l’esito atteso, la Roma si è riequilibrata e l’Atletico è sceso dai suoi ritmi vertiginosi. Ci aveva provato, eccome, ma alla fine si è preoccupato di non prendere gol: sarebbe stata una beffa.

A. Polverosi


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