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(21/04/2010) On Air

Giù le mani dai pollici. Giù le mani da Totti e De Rossi - di Mario Corsi

Quelle di questo derby sono emozioni che solo questa città riesce a regalarti.
Sensazioni che chi non è Romano fatica a capire. Così come non può capire la nostra spietata ironia che è alla base della rivalità cittadina. E’ il bello del derby, quello che lo rende diverso da ogni altra partita. Penso ad esempio al gesto del “pollice verso” di Totti sotto la Sud. Gesto goliardico ed assolutamente non offensivo. Rivolto a suoi tifosi. Ciononostante preso a pretesto dall’allenatore biancoazzurro Edy Reja per cercare di coprire i suoi limiti e quelli della sua squadra. Usato da tanti tifosi laziali per trovare un obbiettivo, Totti, su cui concentrare e sfogare la frustrazione per un derby perso malamente e per una stagione disastrosa. Ingigantito da giocatori mediocri come Baronio e Radu nel tentativo di coprire l’incolmabile differenza tecnica fra loro e i nostri.
Gli stessi giocatori della Lazio che a guardar bene per caricarsi prima della partita negli spogliatoi fissavano la foto del capitano con il pollice verso dopo il derby d’andata. Loro che sotto la maglia domenica indossavano una T-shirt con scritto “Scudetto: game over” . Scritta che avrebbero dovuto esibire in caso di vittoria ma che, dopo aver concentrato il finale di una stagione fallimentare unicamente sulla speranza di farci uno “sgambetto”, sembra descrivere perfettamente la loro situazione. I laziali come da tradizione rosicano, niente di nuovo.
Quella che però trovo intollerabile è la cattiva informazione resa da testate giornalistiche nazionali subito dopo la stracittadina. Purtroppo al termine della partita ci sono stati episodi di violenza, è triste cronaca. La pagina brutta di questo derby. Ma questi episodi, sia chiaro, non hanno nulla a che fare con il gesto del capitano. Se non che alcuni giornalisti con ricostruzioni fantasiose, enfatizzazioni spinte all’inverosimile e moralismi da quattro solidi hanno cercato in tutti i modi di attribuirli a Totti ed al suo “pollice verso”. Sono gli stessi “giornalistucoli” che non hanno parlato nè degli scontri avvenuti pochi giorni fa a Genova in occasione del derby, né tantomeno di quelli dopo Cagliari Milan. Voci asservite e devote all’interpretazione della realtà che più conviene a loro padrone. Sono gli stessi che tenteranno di salire sul “carro dei vincitori” qualora le
cose dovessero andare come tutti ci auguriamo. Già adesso sul “carro dei Romanisti” siamo sempre più stretti e lo spazio inizia a scarseggiare. In molti dopo aver massacrato la squadra, deriso la dirigenza e messo in dubbio il valore dell’organico adesso si vedono costretti a salire a bordo per non sfiorare il ridicolo. Sicuramente a fare posto a quelli che si sono scoperti tifosi nelle ultime ore non devono essere Totti e De Rossi.
Mi spiego meglio: nel derby Ranieri ha dimostrato per l’ennesima volta di essere un uomo con gli attributi, capace di prendere decisioni difficili ed impopolari. Capace di tenere fuori nella ripresa Totti e De Rossi. Scelta che però, sfortunatamente per i nemici della Roma, si è rivelata azzeccata. Quindi ora il mirino dei delatori si è spostato sui due giocatori simbolo.  Francesco e Daniele sono si due bandiere, ma sono soprattutto due campioni. Non vorrei che per sottolineare il loro attaccamento alla maglia venisse a volte messo in secondo piano il loro indiscutibile talento.  Francesco con i suoi 21 gol in 26 partite ufficiali, sta recuperando da un fastidioso e lungo infortunio e presto tornerà ad essere il più forte di tutti. Daniele ha già totalizzato 43 presenze stagionali solo con la Roma. Senza mai risparmiarsi. Senza fare calcoli sui mondiali che lo attendono a Giugno. Sicuramente ha pagato l’impatto emotivo con il derby, ma stiamo parlando di uno dei più forti centrocampisti al mondo. Lo dimostra, se mai ce ne fosse bisogno, il fatto che lo corteggiano tutti i club Europei che contano.  Sembra banale e scontato ricordare il valore di Totti e De Rossi, ma purtroppo c’è chi li aspetta al varco e non vede l’ora di poter mettere in discussione questi due straordinari campioni. C’è chi non gli ha mai perdonato la loro grandezza ed il loro attaccamento ai colori giallorossi. D’altronde il mediocre è proprio colui che non sopportando la grandezza altrui piuttosto che sognare di elevarsi spera che siano gli altri a cadere.

Mario Corsi

(pubblicato su Il Romanista del 21 Aprile)

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