
(08/07/2010)
L’ultimo round. Anzi no, visti i precedenti meglio non azzardare previsioni. In ogni caso, oggi pomeriggio, studio del professor Ruperto, andrà in scena quello che sarà, anzi dovrebbe, l’ultimo incontro Unicredit-Italpetroli. Conciliazione sì o no, altrimenti sarà arbitrato. Tutti gli indizi fanno ritenere che ci sarà il sì, ma era così anche tre, venti, cento, trecento giorni fa. E nonostante i messaggi che filtrano da entrambi le parti siano concordi nel sottolineare come, dopo anni di duri faccia a faccia, si sia ora arrivati a un confronto costruttivo, il rischio di qualche nuovo intoppo non si può escludere. Anche ieri, tra gli studi legali, c’è stato un fittissimo scambio di carte, incentrato soprattutto sulle proprietà immobiliari di Italpetroli.
CONCILIAZIONE -Proviamo a immaginare che ci sia il sì alla conciliazione. Che succederà? Intanto che questo sì sarà sintetizzato in una lettera d’intenti che, poi, nei successivi dieci giorni dovrà trasformarsi nell’accordo vero e proprio. Se sarà, il gruppo Italpetroli potrebbe essere diviso in tre parti: la prima con gli immobili che rimarranno ai Sensi; la seconda con tutti gli asset che passeranno nella disponibilità dellaBanca; la terza che sarà la stessa Italpetroli svuotata di tutto meno che della Roma, con una nuova società che controllerà la Roma stessa con un Cda ristrettissimo, tre membri (Rosella Sensi, l’avvocato Roberto Cappelli, il professor Attilio Zimatore) che dovrà vendere il club (il cda della Roma calcio invece rimarrebbe lo stesso ma svuotato di qualsiasi potere decisionale). Soluzione, quest’ultima, che consentirebbe di non fare l’Opa, con il 51% della società giallorossa ancora in mano ai Sensi, ma conla contestuale firma su un mandato a vendere la stessa Roma.«In tre mesi troveremo un compratore»è stato detto da qualcuno nella riunione di lunedì scorso ai rappresentanti di Italpetroli. La Sensi, che continuerà a prendere il suo stipendio, ha incassato, chiedendo però l’inserimento di alcune clausole nel mandato a vendere come un prezzo minimo di vendita (il valore della Roma in Borsa, tra i 120 e i 130 milioni di euro?), la tracciabilità dei soldi, la nomina di un advisor importante. Advisorche, a meno di sorprese, sarà Banca Rotschild che, pur non avendo ancora il mandato in mano, da qualche settimana è al lavoro. E ha già contattato diversi possibili nuovi acquirenti, fra cui anche il fondo di George Soros. La risposta?
«Siamo ancora troppo inaciditi per quello che è accaduto due anni fa, non ne vogliamo più sapere». Per ora, come possibile acquirente, rimane in piedi il nome della famiglia Angelucci che più fonti garantiscono essere intenzionata ad acquistare il 60% della Roma.
NON CONCILIAZIONE -Difficile che succeda, ma in questa vicenda ormai non sipuò escludere nulla. In caso di mancato accordo, non rimarrebbe che l’arbitrato. Con il professor Ruperto intenzionato a chiuderlo nel più breve tempo possibile. Serviranno, in questo caso, comunque tre riunioni tra gli arbitri, poi scrivere la sentenza, quindi ufficializzarla. Non semplicissimo fare tutto entro il 31 luglio come vorrebbe Ruperto. E poi ci sarebbe la certificazione del bilancio di Italpetroli. Ieri l’Assemblea dei soci del gruppo è stata aperta e congelata in attesa delle risposte di oggi. In caso di mancata conciliazione, il rischio di non certificazione sarebbe altissimo con la conseguenza che ha una parola molto preoccupante: fallimento.
P. Torri
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| Inter | 87 |
| Napoli | 76 |
| A.S. Roma | 73 |
| Como | 71 |
| Milan | 70 |
| Juventus | 69 |
| Atalanta | 59 |
| Bologna | 56 |
| Lazio | 54 |
| Udinese | 50 |
| Sassuolo | 49 |
| Parma | 45 |
| Torino | 45 |
| Cagliari | 43 |
| Fiorentina | 42 |
| Genoa | 41 |
| Lecce | 38 |
| Cremonese | 34 |
| Verona | 21 |
| Pisa | 18 |