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(25/05/2023) A.S. Roma

Siviglia-Roma, Mourinho in conferenza stampa: Sono concentrato solo sulla finale, tutto il resto Ŕ secondario

José Mourinho, allenatore dell'AS Roma, ha parlato in conferenza stampa a margine del Media Day organizzato dalla UEFA.

Lei ha giocato tante finali, ne ha preparate tante. Qual è l’aspetto più complicato da gestire nell’avvicinamento e qual è quello più facile? “Il più difficile è la partita di sabato, devo lasciare giocatori fuori, quelli che hanno piccoli problemi e non posso rischiare. E’ difficile andare solo con una squadra di bambini è un rischio esagerato e non è neanche positivo mettere i bambini in questa situazione, anche perché la Fiorentina ha 25 giocatori dello stesso livello e sicuramente giocheranno quelli che non hanno giocato ieri. La situazione ideale sarebbe non giocare sabato e iniziare da oggi preparare la finale. La cosa più facile è che vogliamo giocare questa  finale, che quando ci ritroveremo qui domenica sarà più facile avere gente motivata e felice”.
 
Vincere il trofeo avrà un peso sul suo futuro? “Io sono concentrato solo sulla finale. Un pochino concentrato sulla preparazione della partita con la Fiorentina ma il mio focus è la finale. Tutto è diventato secondario, questo perché giocheremo una finale. Non ci sono motivi per essere ottimisti o pessimisti, c’è una finale da giocare e la vogliamo giocare tutti. Abbiamo fatto tanto per essere in finale e vogliamo giocare. Sarà facilissimo prepararla perché vogliamo giocare. Non voglio sapere di nulla, non voglio sapere della Champions o della classifica. Abbiamo disputato 14 partite: siamo andati a Ludogorets e siamo tornati qui alle 7 del mattino, siamo andati ad Helsinki e faceva tanto freddo, siamo andati ad affrontare il Betis con il rischio di essere eliminati, siamo andati a Salisburgo ad affrontare una squadra che veniva dalla Champions, abbiamo affrontato la Real Sociedad che sta facendo una stagione top. Poi abbiamo perso tanti giocatori, abbiamo fatto giocare calciatori in altre posizioni, abbiamo fatto giocare da titolare ad un ragazzino come Bove le due semifinali di Europa League, abbiamo trovato poi il Bayer Leverkusen, un’altra squadra che arrivava dalla Champions. Ora siamo là e vogliamo giocare: i romanisti come noi sono super felici di essere in finale e di giocarla”.
 
Lei ha appena sottolineato come sia importante cogliere questa occasione e godersi questa finale. Ci colpisce vedere l’affetto che lei riceve dai suoi tifosi. Essere allenatore significa avere anche questa componente emotiva così forte? “Spero che le mie parole non vengano interpretate male dai tifosi del Tottenham ma probabilmente è l’unico club per il quale non sento un legame forte e stretto, perché lo stadio era vuoto, erano i tempi del Covid, perché il presidente Levy non mi  ha dato l’opportunità di giocare e vincere una finale che avevamo conquistato. Ma con tutti gli altri club, Porto, Chelsea, Inter, Real Madrid, Manchester United, c’è sempre stato questo legame, questa connessione forte tra noi. In giro per l’Italia incontro tifosi dell’Inter dappertutto che mi salutano con affetto. A Londra quelli del Chelsea, in giro per il mondo i tifosi del Real Madrid. Tutto questo perché la gente non è stupida, capisce che do tutto, che non è solo una questione di vincere o non vincere titoli. E qui a Roma è un po’ questo: non è soltanto il fatto di aver vinto un titolo europeo ed aver raggiunto un’altra finale ma il tifoso percepisce che ogni giorno lavoro e lotto per loro. Qualcuno potrà sorridere quando dico che sono interista, madridista e romanista perché dicono non si possono amare tutti questi club, invece nel mio caso è proprio così perché questo tipo di affetto è sempre stato ricambiato e reciproco. Anche con la Roma, quando dovesse arrivare quel giorno, non sarà facile ma nessun problema perché saremo per sempre legati, così come lo sono con tutti gli altri club che ho allenato, tranne il Tottenham”.

5 finali europee e 5 vittorie, 21 anni dalla prima finale. Quanto è cambiato lei? “Sono diventato un allenatore e una persona migliore, stesso DNA dove ci metto la motivazione, la felicità e la voglia di vincere questi momenti. Tutti valori che cerco di trasmettere ai miei giocatori. Non voglio tensioni o pressioni ma il piacere di giocare questa finale e ricordarsi del percorso che si è fatto per arrivare a giocare queste partite. Poi il lavoro dell’allenatore è diverso rispetto a quello dei giocatori perché un allenatore migliora con il passare del tempo, con l’esperienza mentre il giocatore ha bisogno del proprio corpo che non risponde allo stesso modo a 30 o a 40 anni. Il cervello di un allenatore invece diventa sempre più acuto, più affilato, si accumulano conoscenze ed ecco che quando si perdono le motivazioni secondo me bisogna fermarsi, smettere di fare l’allenatore. Non è però il caso mio perché le mie motivazioni crescono con il tempo”.

In questa stagione si è parlato spesso del rapporto un po’ turbolento, non strettamente suo, ma della panchina con gli arbitraggi: 13 sono state le espulsioni. Lei ha fatto la storia del calcio  e quando si confronta con gli arbitri il rapporto è di un altro tipo. Intorno a lei ci sono persone che, obiettivamente per la grande massa della gente sono persone sconosciute, volevo chiedere: è indispensabile avere questo tipo di rapporto così aggressivo con gli arbitri? E’ diverso relazionarsi con gli arbitri italiani rispetto a quelli stranieri? “Bel discorso ma preferisco non rispondere”.

Le condizioni di Dybala, può giocare a Budapest? “Non si allena nascondendosi… Penso di no, onestamente penso di no. Però onestamente ho anche la speranza di portarlo in panchina, pensando a lui possiamo parlare di ultima partita della stagione. Contro il Feyenoord è entrato e ha segnato il gol che ci ha mandato ai supplementari. Sarei felice di impiegarlo anche per soli 15-20 minuti. Per questo non mi sento di dire che non ci sarà a Budapest. La verità però è quella che avete visto: c’era un gruppo che si stava allenando e un altro con Spinazzola e Karsdorp che facevano lavoro indiviaule. Ma non c’era Paulo”.
 
Ma cosa  è successo? “Abbiamo provato, quando si pensa ad una finale, si pensa alla preparazione della finale. Pensavo che potesse giocare qualche minuto contro il Bologna e un tempo contro la Salernitana ma non è successo. Stiamo cercando di fare tutto ma la realtà è che sta fuori. Non c’è altra storia. Sabato Pellegrini non ci sarà ma recupererà per mercoledì per Paulo non è così. Non può”.

In caso di vittoria l’esperienza con la Roma potrbebe essere la sua più grande impresa? “Tu hai ragione, dobbiamo giocare… Non mi piace parlare prima, mi piace giocare e mi piace tanto giocare. Peccato non si possa giocare una finale ogni settimana. Non sto pensando a me stesso, sto pensando ai giocatori e  ai tifosi. Mi piacerebbe tanto aiutare i giocatori a prendere questa gioia che sarebbe infinita per i tifosi. Questa è la mia direzione: parlare poco e ripetere ciò che non mi stanco mai di ripetere, ovvero che vogliamo giocare. E mercoledì saremo lì”. 
 

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