Dal ritiro della Roma in Galles, Donyell Malen ha rilasciato un'intervista all'edizione odierna de Il Messaggero. Ecco le parole del centravanti giallorosso.
Come è nata l'idea di lei per le vie di Trastevere a bordo dell'Ape Car e il signore che legge "Il Messaggero" che le chiede se resta?
"Divertente vero? Quando me lo hanno proposto, ho subito accettato. Debbo però ammettere che è stato merito soprattutto del mio staff che si occupa dell'immagine e dei social media".
A tal proposito, l'ambientamento in città è stato immediato.
"Roma è eccezionale, si vive benissimo. Tra clima, bellezza dei monumenti e empatia della sua gente è un posto fantastico".
Da qualche mese casa Malen ha accolto una piccola Principessa.
"Parla di mia figlia Shiloh? Sì, ormai ha già sei mesi, cresce a vista d'occhio".
Dopo tre figli maschi, finalmente una femmina. Ma se sua moglie avesse partorito un altro maschio, avreste provato ancora ad avere una bimba?
"Ah non lo so, andrebbe chiesto a lei. Scherzi a parte, siamo felicissimi con il suo arrivo, va bene così".
Si dice normalmente che dietro un grande uomo, c'è spesso una grande donna. Anche per lei è così?
"Sì, con Delisha ci conosciamo da quando eravamo adolescenti. Abbiamo vissuto tanti momenti, alcuni bellissimi, altri meno belli, ma siamo felici e uniti".
A tal proposito, la nascita del primogenito ha creato diverse complicazioni a sua moglie. Una vicenda, fortunatamente risoltasi per il meglio, che vi ha unito ancora di più?
"Sono una persona fortunata e grata per aver creato con lei questa famiglia. Delisha è la persona che mi è stata sempre vicino, mi ama, sulla quale ho potuto sempre contare ed è normale che situazioni del genere uniscano oltremodo".
Parliamo un po' di calcio? Inutile girarci intorno, il Mondiale non è andato come si augurava.
"Sono accadute tante cose, purtroppo sia come squadra che a livello personale non siamo stati fortunati. Ora voglio rifarmi con la Roma".
Mi permetta di insistere: solo sfortuna? O qualcosa nei rapporti con l'ormai ex ct Koeman non ha funzionato?
"Sono cose che nel calcio possono capitare, non è andata bene per me come calciatore e per lui come tecnico, chiudiamola qui".
Ok, come vuole. Lo sa che l'ultimo attaccante della Roma a vincere la classifica cannonieri è stato 10 anni fa Dzeko, con 29 reti? Pensa di poterlo emulare?
"Me lo auguro, ma voglio pensare settimana dopo settimana, a migliorarmi e poi chissà quante reti potrò segnare. Anche se poi i gol sono sì importanti, ma alla fine il grande successo non è stato il mio score ma il piazzamento in Champions che abbiamo raggiunto dopo 7 anni. Ecco, se fosse possibile ripetere quanto fatto nella passata stagione sarebbe fantastico, per me e la squadra".
Lei ha giocato in Olanda, Germania, Inghilterra, ora in Italia. Soprattutto con la Premier avverte questa differenza di qualità e velocità nel gioco?
"Non lo so, forse la sensazione che si ha del calcio italiano in calo è dovuta perlopiù al fatto che la Nazionale non si qualifica ai Mondiali da 12 anni. Però se poi si dà un'occhiata alla composizione delle rose delle prime 5-6 squadre del campionato e si vede il loro percorso in Champions, come quello dell'Inter finalista un paio di anni fa, ci si rende conto che il gap non è così ampio".
Dopo tanto girovagare, l'Italia è finalmente il posto dove mettere le radici?
"Con la mia famiglia stiamo bene, sto segnando, con la squadra il rapporto è ottimo, la tifoseria è splendida. In questo momento non ci sarebbe nessuno motivo per pensare di cambiare aria. Qualche settimana fa, poi, stavo vedendo un filmato sui festeggiamenti dello scudetto del 2001 al Circo Massimo. Beh, ripetere un'esperienza del genere sarebbe meraviglioso, un sogno".
Cosa ha Gasperini in più rispetto agli allenatori con i quali ha lavorato in passato?
"La fiducia che ha riposto in me, la chiarezza con la quale si esprime. Difficile non capire quello che chiede. Conosce le mie qualità e mi mette nelle condizioni migliori per finalizzare il lavoro della squadra".
Qualche giorno fa il tecnico ha lasciato intendere come difficilmente vedremo lei e Castro insieme dall'inizio.
"È l'idea dell'allenatore. In carriera ho giocato con tanti partner, per me cambia poco, sarà Gasperini a decidere cosa fare. La cosa importante è che se si vuole competere ad alti livelli servono giocatori forti e Santiago lo è. Chi ci aiuta a segnare è sempre il benvenuto. Dybala? Un mago".
Da questo punto di vista Summerville vi avrebbe dato un aiuto significativo, non trova?
"Eh sì, con Crys c'eravamo anche sentiti. Purtroppo è andata male ma non mi va di commentare le scelte di un amico. Gli auguro solo il meglio".
E Read lo ha chiamato?
"No, lui no".
Sicuro? Sta ridendo.
"No, glielo assicuro. Ancora no".
Lo conosce? Che calciatore è?
"Certamente, gioca nel Feyenoord, è molto giovane, ha grande qualità e si sta mettendo in grande risalto. Ecco, tornando al discorso di prima, lui è un calciatore che potrebbe farci comodo".
Cambiando discorso, la prima persona alla quale si sente di dire grazie nella sua vita?
"A mia moglie".
Sua mamma non è gelosa?
"No, non scherziamo. Mia madre è una donna splendida. Faceva la tassista di notte per poi prendersi cura di noi figli durante il giorno. Non so quante volte abbia fatto su e giù per portarmi agli allenamenti, avrà scaricato il contachilometri...".
È vero che la soprannominava il contadino con gli zoccoli?
"Sì, è vero... La zona da cui veniamo è rurale, con fattorie e animali. Siccome mio nonno usava portare gli zoccoli, io per imitarlo ne indossavo di più piccoli, della mia taglia. E mia madre quando mi vedeva correre a destra e sinistra dietro a lui rideva e mi chiama così".
Quindi non si offende se da oggi la chiamiamo il bomber con gli zoccoli?
"No, no, per favore, lasciamo perdere. Meglio Bobby".
Ma lei non si chiama Donyell? Cosa centra Bobby?
"Veramente non lo so perché vengo chiamato così. Un giorno uno streamer in diretta ha iniziato a chiamarmi Bobby e sono diventato Bobby un po'per tutti".
La chiamava così anche Mino Raiola?
"Cosa mi ricorda, il grande Mino... L'ho conosciuto che ero un ragazzino, avevo 14 anni. Gli devo tanto. Una volta in un bar ad Amsterdam prese un sottobicchiere e mi scrisse: "Insegui grandi sogni, sacrificati e credici". Mi manca molto, queste parole resteranno sempre con me".
Tornando ai nostri giorni, lei viene a Roma e l'Aston Villa vince l'Europa League. Un poco le è dispiaciuto?
"Il dispiacere è stato non affrontarli, purtroppo siamo stati eliminati nel turno precedente dal Bologna. Non sono invidioso, sono felice per loro. E comunque quel successo in piccola parte è anche mio e infatti mi è stata recapitata a casa la medaglia dei vincitori".
In Italia c'è un difensore che le ha creato qualche problema?
"Sì, Acerbi. Giocatore esperto, grande marcatore".
C'è una partita in carriera che vorrebbe rigiocare?
"In realtà sono due: quella all'ultima di campionato contro il Mainz che ci fece perdere uno scudetto già vinto quando giocavo con il Dortmund e la finale di Champions persa contro il Real Madrid".
Lei è uno dei calciatori della rosa che ha già giocato in Champions. Che ruolo può ritagliarsi la Roma in questa competizione?
"Soltanto giocarla è speciale. Immaginate scendere in campo in una finale, hai gli occhi di tutto il mondo addosso. Dove possiamo arrivare? Non lo so ma se restiamo compatti e umili possiamo fare un buon cammino".
In quel Dortmund che prima ha menzionato giocava Hummels che è stato a Roma nell'ultimo anno della sua carriera. Nel momento in cui ha dovuto scegliere i giallorossi a gennaio, gli ha chiesto un consiglio?
"No, prima no. Poi, quando avevo già firmato, dopo un messaggio da parte sua ci siamo sentiti. Mi ha augurato il meglio dicendomi che avevo preso la decisione giusta, scegliendo un grande club e una bellissima città. Aveva ragione".



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