Si trova meglio ad agire come centrale puro della difesa o anche più laterale?
"Non ho grandi preferenze, mi sento che per le mie caratteristiche posso giocare meglio da centrale, anche sul lato va bene ma sono diverso da Mancini, ad esempio, che è uno che si spinge molto in avanti. Mi piace giocare a campo aperto come si è visto a Torino. Anche a Marsiglia succedeva".
Pensa di poter anche migliorare grazie al lavoro col tecnico?
"Abbastanza. Penso di avere ancora margine, soprattutto fisico e devo capire meglio ancora i movimenti della difesa. Soprattutto il lavoro che fanno Mancini ed Hermoso che attaccano molto. Ma voglio crescere anche sotto l'aspetto mentale, c'è sempre da migliorare".
Domani arriva l'Inter, sente la pressione della sfida al vertice?
"L'Inter negli ultimi anni ha fatto un percorso straordinario, non possiamo ignorarlo. Ma dobbiamo preparare questa partita come tutte le altre. Dobbiamo vincere senza guardare chi abbiamo davanti. Chiaro che conoscendo le loro qualità dovremmo adattarci, ma sempre dando il cento per cento. Una partita che ci può dare il clic decisivo per il resto della stagione".
Intorno a lei si è scatenata subito una grande euforia...
"Sono un po' abituato a questo venendo da Marsiglia dopo sei fai due partite bene sei un dio, poi ne bastano altrettante per essere come il diavolo. Ora sto cercando soltanto di concentrarmi sul campo senza pensare ad ascoltare quello che si dice fuori".
L'operazione che l'ha portata nella Capitale si è chiusa negli ultimi giorni di mercato. Si aspettava di partire nonostante i tempi ridotti? Com'è nata l'idea della Roma?
"Nei primi giorni della sessione estiva il mio procuratore è venuto a Trigoria a parlare con la Roma, già lì avevo la speranza di venire. Poi verso la fine avevo perso la fiducia perché non avevamo più parlato con la Roma ma io avevo capito che era il momento di iniziare una nuova esperienza. Quando mi hanno detto della Roma ero felice: c'erano anche altre squadre ma a quel punto ho detto che se nn fossi venuto qui sarei rimasto a Marsiglia".
Anche l'anno scorso c'era stato un tentativo vero?
"Sì, ma poi non se ne fece nulla. Mentre quest'anno sapevo che sarebbe stato quello giusto per andare".
Cosa la affascina di più di questa squadra?
"La maglia. Mi è già capitato di dirlo in altre occasioni. Ero pazzo della maglia, dei colori. Quando ho avuto Strootman come compagno l'ho pregato di farmi avere la maglia della Roma che conservo ancora a casa. E' sempre stata una delle mie preferite. Era destino che prima o poi dovessi indossarla".
Dalla sua prima intervista si è capito che ha ben chiara in mente la rivalità con la Lazio...
"Quell'espressione (Ho già giocato all'Olimpico contro l'altra squadra, ndr) mi è venuta spontanea. Capisco bene la passione dei tifosi venendo dall'Argentina. Quando parlo del Boca, il River è sempre l'altra squadra. Nella prima intervista da romanista non volevo pronunciare il nome, così è venuta fuori quella frase".
Qui è in prestito con opzione, la sua speranza è di restare?
"Assolutamente sì.
Cosa è successo col Marsiglia?
"La fascia non centra nulla, tanti allenatori che sono passati hanno detto che una stagione qui equivale a tre in altri club. Ho avuto tanti alti e bassi, pensavo che era il momento di cambiare".
Chi l'ha impressionata di più dei compagni? Si percepisce la forza di questa squadra?
"Sì, vedo la forza del gruppo. Ad esempio Manu Koné è uno che fisicamente mi ha sorpreso, è un animale. Mi piace davvero tanto come calciatore. Malen allo stesso modo, faceva tanti gol già appena arrivato e continua a farne. Per fortuna spesso in allenamento non devo marcarlo. Ma ne posso elencare tanti, come Svilar anche. Forse questi tre, Dybala a parte, mi hanno impressionato particolarmente".
Domani ci saranno anche Pavard e Luis Henrique, suoi ex compagni, li ha sentiti?
"Ho un bel rapporto con entrambi ma non li ho sentiti. Ma Benjamin mi diceva in continuazione che avrei dovuto giocare in A".
A proposito di compagni, è importante il gruppo argentino qui alla Roma?
"Hanno cominciato a scrivermi quando ero vicino al trasferimento e mi hanno detto vieni che qui stiamo bene. Credo che sia importante essere così numerosi. Se penso a Dybala o Molina, loro hanno vinto tanto ad esempio e penso che averli in squadra sia importante. Io, Soulé e Castro, anche se abbiamo la stessa mentalità, dobbiamo seguirli. Ci sarà un motivo se hanno vinto".
Ora torna la Nazionale con un momento particolare. Cosa è per lei Messi?
"Messi e Maradona sono sacri. Avere la possibilità di essere lì per l'ultima partita di Leo è incredibile. Non vedo l'ora di viverla".
In Argentina ha sfiorato anche De Rossi...
"L'ho incontrato a Marsiglia quando c'era Gattuso era venuto a vedere un allenamento. Lì ho parlato con lui un po', ma dopo ci siamo sentiti sui social e qualche volta ci sentiamo".
Gattuso ora è qui a Roma, che tipo di allenatore è?
"Allena come giocava, persona davvero fantastica. E' stato al Marsiglia in un momento non facile, ma mi ha aiutato tanto e ho visto la passione che mette nel suo lavoro e l'ho apprezzato molto".
Domani l'Olimpico può fare la differenza, che effetto le ha fatto l'esordio? Quella sera la spinta è stata importante per la rimonta all'Atalanta?
"Tantissimo. Giocare in casa quando il pubblico lo senti sembra avere un giocatore in più in campo".
Chiudiamo con uno sguardo al futuro.
"Intanto voglio fare di tutto per rimanere qua a lungo. Personalmente sia in nazionale che alla Roma voglio vincere un trofeo. Come hanno detto gli altri certamente l'obiettivo è fare meglio dello scorso anno, sarebbe incredibile. Ripeto, voglio dare sempre il 100%, penso che se ci riesco io e tutti gli altri possiamo toglierci delle soddisfazioni".