Ieri John Galantic è stato ospite al Festival dello Sport di Trento, in occasione del panel "La Roma tra presente e futuro". Il CEO della Roma ha trattato diversi argomenti. Ecco le sue parole.
Gli inizi dell'avventura alla Roma?
"La mia avventura è iniziata al primo giorno di ritiro in Galles, mi butto dentro nel calciomercato pieno, con un collega esigente accanto (Gasperini, ndr). Un battesimo di fuoco, come società non aspettiamo gli altri e andiamo a prendere la palla. Abbiamo lavorato bene sul mercato, sono entrato in un momento positivo dopo il ritorno in Champions".
I tuoi poeti da tifoso della Roma?
"Il primo è Totti, tanti momenti di poesia... per me da tifoso il passaggio al volo spalle alla porta che vede solo lui è inspiegabile. Ci sono piccoli momenti, mi viene in mente il derby quando Cafu ha fatto triplo sombrero a Nedved. Anche il vantaggio di Soulé contro l'Atalanta... tanti bei momenti".
Dov'eri quando Falcao era qua?
"Ero a Boston. Mi hanno avvertito, prima di Roma-Atalanta, che avrei dovuto controllarmi. Non posso più fare il tifoso ma quando ho visto il gol di Soulé ho perso la testa e non capivo più niente... è questo il bello dello sport".
Com'è lavorare coi Friedkin?
"Mi hanno colpito per l’entusiasmo in questo progetto. Per un romano è difficile capire l'idea di restare in silenzio ma Dan Friedkin ha creato un impero con diversi settori. Sono stato sorpreso di vedere che più tempo passa e non trovi interviste nemmeno su altri argomenti... è così. Sono riservati e hanno chiesto a me di parlare. Per le partite sono sempre dentro e non fai questi investimenti se non ci credi".
Che cambiamento è stato lavorare nella Roma?
"Facevo il Ceo di una società del lusso a Milano. Parlavo da anni con i Friedkin e ho deciso che era una sfida troppo appassionante. Questa non è una scelta di carriera, la carriera l’ho fatta. Questa è passione ma non basta, qualche anno fa sarei potuto venire qui. Ci deve essere la convinzione di poter vincere qualcosa. Ho avuto la convinzione dalla proprietà, l'impegno e le risorse per fare qualcosa di grande. Una decisione facile per me".
Come si fa a costruire un progetto duraturo e sostenibile?
"Non si può vivere di plusvalenze, bisogna crescere più talenti in casa come Lulli e Pisilli. Abbiamo tre progetti: rinnovare le giovanili, grazie a gente come D'Amico e Margiotta. Poi l'altra tappa di crescita tra la Primavera e la prima squadra: l'Under 23 ci serve. Poi sinergie con la squadra di Cannes, che è nel mercato più ricco di talenti. Ogni anno vogliamo mettere nuovi giocatori sviluppati in casa per crescere e avere un modello sostenibile. Fra quattro anni lo stadio cambierà tutto, alza il fatturato e ci permette di fare un salto sportivo ed economico molto importante".
Comprerete un'ala sinistra a Gasperini senza vendere nessuno a gennaio?
"Siamo sempre vigili, vediamo se ci sono opportunità. Vogliamo far crescere questa squadra".
Lo stadio può mettere la Roma tra i top club europei?
"Direi di sì. È uno stadio concepito per i tifosi. L'Olimpico è bello e pieno di ricordi ma non è fatto per il calcio. Non vedo l'ora di far vedere un po' di più quando metteremo la prima pietra. Abbiamo studiato diversi elementi ed entusiasmanti. Immaginiamo la curva Sud più unita, sarà tanta roba. È interessante che questo è il quarto tentativo di fare uno stadio ma è la prima volta che arriviamo a questo livello di approvazione... e tutto questo i Friedkin lo hanno fatto in silenzio, con i fatti e con investimenti. Ogni tanto il silenzio è d'oro e funziona. Devo dire che per l'Italia è importante, un investimento di 1,3 miliardi per il Paese è un segnale per fare altri progetti simili".
Come vedi il centenario?
"Sarà un bellissimo momento per celebrare le leggende di questa squadra e i tifosi. È un momento per guardare al futuro e sono contento che siamo in una fase di grande crescita che promette bene".













