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(08/10/2026) A.S. Roma

Mourinho: Ho dato tutto per i romanisti. Dopo Budapest sono tornato morto, ho pagato la visione diversa della proprietà

José Mourinho ha rilasciato un'intervista al direttore Ivan Zazzaroni per il canale YouTube del Corriere dello Sport. L'allenatore del Real Madrid è tornato a parlare della sua esperienza alla Roma, anche in vista del suo ritorno allo stadio Olimpico, nel match di Champions League tra i giallorossi e i Blancos. 

Ora vedo un sorriso diverso
"Io ho un rapporto molto speciale con praticamente tutti i miei ex club. O quasi tutti. Sono uscito sempre bene dalle situazioni, anche quando sono stato esonerato. Non ho mai detto una parola negativa. Tu sai quanto mi ha fatto male l'uscita dalla Roma, ma non esiste una mia parola contro il club o contro la proprietà. Io quando esco, esco pulito. Può sembrare di no ma sono una persona molto educata ed esco col sentimento da quella quella sarà per sempre casa mia. E così è stato anche a Madrid. Forse solo il Tottenham lo escludo, ma perché era un periodo in cui c'era il Covid, non ho avuto tanti contatti con il pubblico e i tifosi".
 
Raramente si è vista una connessione con i tifosi come a Roma. Che io ricordi, forse solo Liedholm è stato così amato
"Loro con me sono stati speciali. Io lo dico sempre: il giorno che sono arrivato ho visto 1000 persone. Non capivo perché, non avevo ancora fatto niente. Non pensavo di meritarlo, ma questa è Roma e l'ho capito dopo. Il nostro rapporto è speciale perché loro hanno capito che non mi importava della mia immagine o dei rapporti che potevo avere con la politica del calcio italiano, con la stampa o con la proprietà. A me interessava solo il bene della Roma e dei romanisti. Ho lottato per loro, ho dato tutto. Abbiamo vinto una coppa che vale tanto per un club che non vinceva molto. L'altro giorno un mio amico procuratore è stato a Trigoria e mi ha mandato la foto della Conference che è ancora all'entrata del centro di allenamento. L'amore dei tifosi per il club è qualcosa di incredibile. Poi io ho fatto degli errori, ho perso partite, ma loro hanno sempre capito che io ho sempre lottato per loro. La finale di Budapest è stata il punto massimo di questa connessione. Finita la finale, vado in vacanza e quando torno sono già morto per quello che mi ha fatto pagare la Uefa. Quello che è successo a Taylor in aeroporto non è mia responsabilità, lo sono responsabile per gli insulti all'arbitro nel garage e dovevo solo pagare per quello. E ho pagato questo nel rapporto con la proprietà della Roma, visto che loro avevano un approccio diverso. In quel momento ero già fuori".
 
A Roma sei secondo come idolo solo dopo Totti
"Francesco non si tocca. Non mi sento vicino a lui, né il secondo più amato. La Roma ha una storia bellissima, anche se con pochi momenti di gloria. Ha dei giocatori storici, mi viene subito in mente Bruno Conti perché lo amo. Io sono stato solamente uno che è stato lì e che ha dato tutto. E la gente lo ha capito. La finale di Budapest, più che la finale vinta, definisce chiaramente questo sentimento che loro hanno nei miei confronti".
 
Conti però è fuori dalla Roma, così come Totti. Nei top club europei le bandiere sono dentro i club...
"Ma non sempre. Il Real Madrid si definisce anche per la sua classe, è un club di grande classe. Poi è impossibile che un club apra le porte a tutte le vecchie glorie. Capisco anche le difficoltà quando ne hai avute tante".
 
Di nuovo sull’esonero e sul ritorno a Roma
“Con la Roma sono stato esonerato il giorno della finale di Budapest. Non ho mai discusso pubblicamente della situazione, se all'Olimpico dovessi incontrare qualcuno della proprietà li saluto senza nessun tipo di problema. La storia è finita, ci sono i ricordi che non te la fanno dimenticare. Ma non è una cosa che mi massacra. Roma per me è Roma. Arrivare allo stadio, il tunnel dell'Olimpico, la panchina, non c'è modo di fare il bugiardo e dire che è uguale a entrare in un altro stadio. Quando arrivo là inizia la storia e c'è il Real" .

 

 

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