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Il Tempo

(13/07/2017)

Il gioco dell’oca dura da 3 anni

L’appuntamento rimane fissato per lunedì 6 agosto: quel giorno i tifosi della Roma sapranno cosa i diversi uffici e enti pubblici hanno deciso sul dossier Stadio di Tor di Valle.
 
IN PRINCIPIO FU MARINO… – Nel 2014 venne presentato un plastico con il futuro Stadio e in quell’estate si gettarono le basi del progetto: deposito dello Studio di fattibilità da parte dei proponenti (la Roma di James Pallotta e il suo partner, la Eurnova del costruttore Luca Parnasi), conferenza di servizi preliminare, delibera di Giunta, poi il giro ai Municipi e nelle commissioni e, finalmente, il 22 dicembre 2014 il voto del Consiglio comunale che stabiliva il pubblico interesse alla costruzione dello Stadio (più i grattacieli) in cambio di 320 milioni di opere pubbliche.
 
DUE PROGETTI – Sei mesi dopo la delibera Marino, a giungo 2015, la Roma depositò una prima bozza del progetto definitivo. Tanto era bozza che prima il Comune poi la Regione la respinsero, chiedendo un totale di ben 101 integrazioni progettuali. Ci volle un anno per arrivare al “vero” progetto definitivo, quello raccolto in 72 scatoloni, depositato il 30 maggio 2016 in Campidoglio.
 
IL PROGETTO DEL SINDACO CHIRURGO – Ed è il progetto più o meno conosciuto ormai da tutti i tifosi, quello basato sulla delibera Marino: lo Stadio con il suo business park basato sulle tre torri di Libeskind; il Ponte di Traiano sul Tevere con le complanari dedicate sull’autostrada Roma-Fiumicino; la diramazione della Metro B da Eur Magliana a Tor di Valle in affiancamento alla Roma-Lido; la nuova stazione di Tor di Valle; il ponte ciclopedonale sopra l’autostrada Roma-Fiumicino e il Tevere dalla stazione Magliana della ferrovia Orte-Fiumicino aeroporto verso la curva nord; la via del Mare/Ostiense unificata dal Raccordo allo Stadio e messa in sicurezza dallo Stadio a Marconi. In più, messa in sicurezza idraulica del Fosso del Vallerano, parco fluviale sul Tevere, edifici alla massima classificazione ambientale.
 
ARRIVA LA RAGGI – Giugno 2016 porta Virginia Raggi e i 5 Stelle alla guida del Campidoglio. Raggi che, in campagna elettorale, a Radio Radio, aveva chiaramente espresso la volontà di cancellare la delibera Marino e spostare la localizzazione dello Stadio. E la nomina di Paolo Berdini, urbanista focosamente contrario alla legge Stadi e al progetto, sembrava confermare il buio futuro del progetto. Berdini guida “alla Penelope” l’assessorato: manda il progetto il Regione per l’apertura della Conferenza di Servizi decisoria e emana atti per portare a casa il tutto, poi in convegni, incontri, dichiarazioni stampa spara alzo zero contro lo stesso. E mentre le sedute dalla Conferenza di servizi vanno avanti, il progetto finisce per arenarsi. Manca la variante urbanistica che Berdini non scrive e non porta in Aula e, insieme ad altre carenze, alla fine la Conferenza boccia tutto. Ma la Regione tiene aperte le speranze: entro il 15 giugno c’è tempo per presentare nuove carte.
 
LA DELIBERA RAGGI – In parallelo alla Conferenza di Servizi si svolgono una serie di incontri fra il Campidoglio e la Roma. A San Valentino Berdini salta e la gestione del dossier finisce direttamente nelle mani della Raggi che il 24 febbraio stringe un nuovo accordo con la Roma: via le torri e via anche una gran fetta di opere pubbliche. Corsa contro il tempo e il 14 giugno la delibera passa in Consiglio. Il giorno dopo, progetto e delibera, vanno in Regione. Ora il prossimo step è il 6 agosto: sapremo se le nuove carte verranno definitivamente approvate o respinte oppure se, su queste, si farà una nuova Conferenza dei servizi.

F.M. Magliaro


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