Di arbitri si è sempre chiacchierato molto, nel calcio italiano. Comprati, venduti, per non dire altro, ma fino al fatale 2006 di Calciopoli, non risultavano episodi conclamati di corruzione. (...) Nel 1974, l'arbitro fiorentino Gino Menicucci denunciò un tentativo di corruzione, disse che il Foggia aveva offerto orologi di valore, a lui e ai guardalinee, per favorire il Foggia contro il Milan. Alla fine il Foggia venne penalizzato di sei punti e retrocesse in Serie B. Sempre in tema di orologi, non si possono dimenticare i Rolex che Franco Sensi, allora presidente della Roma, inviava ai direttori di gara per Natale. Parliamo delle stagioni di inizio millennio, in particolare del 2002-2003: secondo certe ricostruzioni. Rolex d'oro per designatori, Rolex d'acciaio per gli arbitri e Patek Philippe ai guardalinee. Grande scandalo e sconcerto, ma Sensi e la Roma vennero prosciolti in ogni sede. In fondo, i regali natalizi ai designatori e agli arbitri erano una prassi praticata da molte squadre. (...) Se allarghiamo l'orizzonte all'Europa, come dimenticare le presunte escort, che avrebbero intrattenuto le terne arbitrali designate per le partite casalinghe del Torino in Coppa Uefa nei primi anni Novanta? Luciano Moggi, che di quel Toro era general manager, si difese sostenendo di non sapere nulla di eventuali prostitute e di aver fornito alle terne delle interpreti (prima versione resa agli inquirenti) e delle hostess (seconda versione). L'Uefa archiviò il caso. Nella primavera del 2006, vent'anni fa esatti, deflagrò Calciopoli, lo scandalo degli scandali, con Luciano Moggi quale imputato numero uno, accusato di essere il grande burattinaio del calcio italiano. Luciano Moggi, direttore generale della Juve, venne processato sia dalla giustizia sportiva sia da quella ordinaria. (...) La Juve fu retrocessa in Serie B e ai bianconeri vennero revocati due scudetti. Fiorentina, Milan, Lazio, Reggina e Arezzo subirono penalizzazioni. Moggi aveva creato un sistema di potere vasto: interagiva con i designatori Bergamo e Pairetto per condizionarne le designazioni; aveva distribuito sim straniere per dribblare le intercettazioni; manovrava una discreta porzione dei media.
È tutto scritto nelle motivazioni della sentenza della Cassazione: "È venuto alla luce un vero e proprio mondo sommerso la cui caratteristica di offensività degli interessi ultra individuali è stata ritenuta particolarmente intensa e tale da sconvolgere l'assetto del sistema calcio, fino a screditarlo in modo inimmaginabile e minarlo nelle sue fondamenta". E poi, a proposito di Moggi: "Più che di potere si deve parlare, come sostanzialmente riconosce la Corte territoriale, di uno strapotere esteso anche agli ambienti giornalistici ed ai media televisivi che lo osannavano come una vera e propria autorità assoluta, tanto che da suoi giudizi potevano dipendere le sorti di questo o quel giocatore e, come la Corte territoriale ha accertato, di questo o quel direttore di gara con tutte le conseguenze che ne potevano derivare per le società calcistiche di volta in volta interessate. (..) L'associazione per delinquere finalizzata alla commissione di frodi sportive era ampiamente strutturata e capillarmente diffusa nel territorio con la piena consapevolezza per i singoli partecipi di agire in vista del condizionamento degli arbitri attraverso la formazione delle griglie considerate quale primo segmento di una condotta fraudolenta. (..) È infatti il Moggi, come riferito da Paparesta Gianluca, primo ricettore di una delle schede estere, ad ideare quel sistema di comunicazione impenetrabile e riservato (per vero ammesso dallo stesso Moggi anche se con giustificazione di-versa, ma del tutto implausibile) per comunicare con arbitri ed altri tesserati. Tanto basterebbe già a riconoscere la patente di ideatore del sistema". Nel 2011, il procuratore federale Stefano Palazzi archiviò per prescrizione il procedimento sull'Inter, accusata di illecito sportivo, sulla base di intercettazioni considerate non rilevanti nel 2006 e fornite da Moggi e dal suo staff legale. In base ad alcune di queste telefonate, in particolare una, del 17 maggio 2005, con il designatore Bergamo, sembrava che l'allora presidente Giacinto Facchetti, scomparso nel settembre del 2006, cercasse di condizionare alcune designazioni ed arbitraggi.