La Roma scrive quattro sulla sabbia. E ce n’è in abbondanza sul terreno del “Via del Mare”, uno stadio nel pieno del restyling e nel mezzo di un cantiere, dove il pallone fa gli scherzi e rimbalza un po’ come vuole; non tira nemmeno una dolce brezza marina ma afa e umidità ti tolgono il fiato. La Roma non fa caso a nulla, avanza spedita, come un temporale, è devastante. Seconda vittoria di fila (…), secondo poker senza subire reti, prestazione perfetta, seria e intensa per tutti i novanta minuti, nonostante ne siano bastati meno di 25 per chiudere il conto con il tris di Soulé.
Stavolta la tempesta si abbatte sul povero Lecce, che se Di Francesco riuscirà a salvare pure quest’anno, si meriterà una statua sulla piazza di Sant’Oronzo. Gasperini se la gode, Malen ne fa altri due (...), poi tocca a Mati – alla prima da titolare – che firma il tris prima del cooling break. Il quarto gioiello della serie arriva da Mora, che entra nella seconda parte di gara: Rodrigo piazza il tocco magico che inguaia ancora Falcone, poco dopo aver regalato un cioccolatino a Dybala, che però il poker l’aveva fallito. C’è spazio pure per gli esordi di Molina e de Roon, che fanno gruppo e diranno la loro, col tempo. Momento del ricordo: finì 0-4 a Lecce anche il 15 ottobre del 2000, e anche quella era la seconda giornata di campionato.
E che campionato. Batistuta, che proprio qui segnò una doppietta, in fondo era un ragazzo come Malen, quella Roma poi vinse lo scudetto, l’attuale chissà, ma questa è un’altra storia, troppo presto per poterla/doverla raccontare. Una cosa è certa, Gasp, come Capello, ha la fortuna di avere un centravanti fuori dal normale, che come tocca un pallone, fa gol. Come gli arriva addosso la palla, crea un pericolo: corre, sgomita, calcia, sbaglia pure, ovvio, è umano. Prende anche un giallo: voleva segnare con la mano.
E la Roma in occasioni come questa, dove tutto gira a mille all’ora ed Hermoso pressa a cinquanta metri dalla sua porta, a dieci dalla fine e sullo 0-4, si può permettere il lusso pure di avere un Dybala meno ispirato. Si vede che sta bene, però. Mora entra con la testa giusta e prende in mano le operazioni, con quel passetto breve e l’invenzione da genietto. Lulli si conferma a buonissimi livelli, ogni singolo fa la sua parte, anche Ghilardi che si trova titolare all’improvviso, per l’infortunio di Ndicka nel riscaldamento. Koné è da impazzire, recupera quasi più palloni di Cristante e non ne perde uno. Si dice che lo voglia il Chelsea, e ti credo. Ma guai a cedere a tentazioni, specie ora. Manca un pezzo, dice Gasperini: ecco, lo si compri, accontentatelo. Questa squadra minaccia di far divertire i suoi tifosi, a lungo.
(…) Si dirà, eh ma con il Lecce è tutto sempre facile. Vero. La squadra di DiFra è davvero modesta, ma giocare su un campo e in un’atmosfera infernale non era semplice. Il Lecce nel primo tempo si presenta dalle parti di Svilar una sola volta e la Roma era già tre a zero, nella ripresa fa qualcosa di più, un palo di Coulibaly. Stop. Gasp fa le scelte giuste, schiera due esterni, Soulé e Dybala dietro Malen, pensando al tris di difensori che Di Francesco gli ha piazzato davanti e punta ancora su Lulli. Il trequartista, Mora, se lo riserverà per la ripresa.
Al di là delle scelte tattiche, la Roma in questo momento viaggia da sola, tutti sono perfettamente incastrati nelle idee di Gasp, non c’è un calciatore che si sente poco coinvolto. La partita contro il Lecce dura una ventina di minuti o poco più, il tempo di surriscaldare uno come Malen, che va a segno altre due volte, al 4’ e al 23’.
La prima, tipo rapace: palla vagante in area, figlia di un rimpallo, arriva lui e la piazza alle spalle di Falcone. Il bis, invece, è di alto livello: riesce a roteare un pallone con un colpo sotto e farlo rimbalzare all’indietro, facendolo finire magicamente nella porta del romanista Falcone. Pazzesco. Forza, classe, a questo punto, fatte salve le doti di scout di Gasperini, la domanda sorge spontanea: possibile che nessuno, ma proprio nessuno, avesse capito le qualità da bomber di questo riservatissimo ragazzo olandese?
Uno che, dalle nostre parti, ha segnato 19 gol in 20 presenze, numeri enormi, solo Gunnar Nordahl (20 reti, nel 1949) e José Altafini (20, tra il 1958 e il 1959) hanno saputo fare meglio. Non è un caso, no? Al minuto 32’, quando sbaglia una rete fatta scatta l’oohh di stupore, tipo Liedoholm – raccontava lui stesso – quando sbagliò il primo passaggio dopo anni. Malen la indirizza, Soulé la chiude, dopo, anche lui, essersi mangiato un gol.
Malen cerca il centro numero venti, ma si perde spesso nella sabbia, Dybala tenta qualche giocata delle sue, ma non è serata, stavolta a mandare in porta l’olandese è il caso nel primo gol, Wesley nel secondo. Molina entra al posto del brasiliano e si posiziona a sinistra, Mora va dentro per Soulé. Lo scopo ora, è salvare la porta di Svilar, e restare a zero nei gol incassati: ci riesce Hermoso, in acrobazia dopo il palo colpito da Coulibaly. Mora va a segno su assist di Mancini, raccolto nel cuore dell’area di rigore leccese: piazzato leggero e rete del poker. Entrano Castro (per Malen) e Pisilli (per Koné). Ma è già Roma-Atalanta (...).