Julio Sergio ha rilasciato un'intervista a Soccermagazine. L'ex portiere brasiliano della Roma ha parlato di Ranieri, di Totti e del suo rapporto con la città. Ecco le sue dichiarazioni.
Su Ranieri
"Provo una gratitudine immensa per mister Ranieri, talmente profonda che non riuscirò mai davvero a esprimerla a parole. Quando è arrivato alla Roma, io ero lì, stavo già giocando. Poi è tornato il portiere titolare, ma successivamente sono diventato io il numero uno. Più che un singolo episodio, ciò che porto con me è un grande insegnamento. Ranieri mi ha trasmesso un'idea di calcio fatta di rispetto, educazione, chiarezza. Il suo modo di comunicare era diretto ma sempre rispettoso, la sua leadership sobria ma autorevole. Il rapporto con lui mi ha aperto gli occhi su valori che spesso nel mondo del calcio si perdono di vista. E poi, la sua carriera parla da sola: ha compiuto imprese straordinarie, come il miracolo Leicester o quella rimonta clamorosa con la Roma. Non abbiamo vinto lo Scudetto, è vero, ma vivere quell’esperienza è stato indimenticabile. Mi rende felice vederlo oggi, ancora in panchina, pronto a onorare fino all’ultimo minuto il suo enorme valore umano e professionale".
Su Totti
"Francesco è una vera bandiera. Ho avuto la fortuna di essere suo compagno e di conoscerlo anche fuori dal campo: è una persona speciale, solare, davvero straordinaria. Negli ultimi anni si è allontanato dalla società, ma è impossibile separare Totti dalla Roma. Se il club riterrà che è il momento giusto e lui sarà pronto ad assumere un ruolo importante, sarebbe bellissimo rivederlo a casa. Tutto dipende dalla volontà della società".
Su Roma
"Mi manca il caffè, il cibo romano: l'amatriciana, la cacio e pepe, i panini... qui in Brasile non si trovano! Ogni tanto provo a cucinare, a volte riesce, a volte no. Mi manca anche lo stipendio, certo! Ma al di là delle battute, vivere a Roma è stato un grande onore. La città e il club mi hanno dato tanto: soldi, amici, e soprattutto i miei figli, nati lì. Ho passato quasi otto anni in Italia, di cui sette a Roma. Ora torno per lavoro e posso godermela con occhi diversi, non più da calciatore ma da persona libera di scoprire tutto ciò che prima non potevo".



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