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(05/03/2026) A.S. Roma

Desideri: Quel Roma-Lecce è uno dei rimpianti più grandi della mia vita

Stefano Desideri, giocatore della Roma dal 1985 al 1991, ha rilasciato un'intervista all'edizione odierna de La Gazzetta dello Sport, in cui ha ripercorso la sua esperienza in giallorosso. Ecco le sue parole.

Stefano Desideri, per tutti Ciccio, partiamo da qui. A Roma ha passato anni speciali. Soprattutto per un ragazzo romano e romanista come lei.
"Esordire all’Olimpico è un’emozione difficile da spiegare per uno tifoso come me. Ho sempre dato tutto per Roma e per la Roma, infatti qualcuno mi chiamava “il legionario”. Devo un grazie particolare a Eriksson che ha avuto fiducia e mi ha fatto esordire. E pensare che la notte prima del debutto stavo per rovinare tutto...".
 
È vero che lei a Milano non voleva nemmeno andarci? 
"Non è così, vorrei spiegarmi bene. Io non volevo andare via da Roma, è molto diverso. Mi dissero che la società aveva bisogno di soldi e che io ero uno di quelli con più mercato. Non mi fu data scelta".
 
Certo, se ne fosse andato con uno scudetto in bacheca magari lo avrebbe fatto più a cuor leggero. 
"Sta toccando un tasto dolente, quel Roma-Lecce è una ferita ancora aperta. Ma non solo per me eh, per tutti miei compagni di allora. Quando ci vediamo a cena ancora ne parliamo e sono passati quarant'anni. Ognuno ha qualcosa che cambierebbe. Io avrei vinto uno scudetto con la squadra che amo. Posso dirle che è uno dei due rimpianti più grandi della vita".

A Roma eravate un grande gruppo. Chi era il suo modello?
"Direi Agostino Di Bartolomei. Era il mio idolo, ne studiavo i movimenti e ne ammiravo la grande professionalità. Però era uno spettacolo anche vedere i dribbling di Bruno Conti e i colpi di testa di Pruzzo. In ogni allenamento c'erano almeno due o tre prodezze da ammirare".
 
Chi di loro le ha insegnato di più?
"Qui è facile: Carlo Ancelotti senza dubbio. È stato un maestro per me. In campo era un vero duro, ti insegnava come entrare e come posizionarti correttamente. Poi, invece, fuori dal campo era uno spasso. Quante cene e quante risate ci siamo fatti".
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