Antonio Felici di France Football è intervenuto a Te la do io Tokyo, la trasmissione ideata e condotta da Mario Corsi, in onda sui 92.7 di Tele Radio Stereo.
"Lo stadio? In generale, per come la penso io, in Italia più si fanno Infrastrutture è meglio è. Perché basta farsi un giro all'estero per vedere che ci sono Paesi che sono arrivati sulla Luna e noi siamo fermi alle infrastrutture del dopoguerra. Sono favorevole un po' a tutto ciò che ci porti verso la modernità. Per quanto riguarda lo stadio della Roma, ho sempre considerato questo un progetto plausibile, a differenza di quello di Tor di Valle, per esempio non ci sono problemi con i terreni, l'iter burocratico mi sembra che stia andando avanti in maniera sollecita, il Commissario Sessa ha dato l'ultimo via libera, quindi tutto procede come deve procedere.
Sono molto favorevole alla costruzione di nuovi stati, ma non sono mai favorevole a subordinare le necessità economiche relative allo stadio, sacrificando il progetto sportivo. Per me sono due canali che devono procedere parallelamente senza condizionarsi. Se sarà possibile mantenere la competitività della squadra con il mutuo da 800 milioni per lo stadio? Se lo vuoi, sì. Se tu devi accendere un forte mutuo per fare lo stadio, parallelamente ti appresti a mettere a patrimonio una cifra importante, perché una volta costruito resta patrimonio della società, quindi il fatto di aver acceso un grande mutuo, è una cosa che ammortizzerai nel corso del tempo con gli introiti, loro hanno fatto un business plan su questo. La parte sportiva deve andare per conto suo. Costruire lo stadio è un onere per la società, però arrivano anche i dividendi, ovvero la patrimonializzazione. La parte sportiva deve andare avanti di pari passo con altre risorse. Le risorse per costruire lo stadio sono fuori dal Fair Play Finanziario, per cui non è che non si possa comprare più nessuno. Se vuoi fare la grande squadra, la fai. Se non lo fai, significa che non hai tutte queste intenzioni di farla. Io giudicherò la parte sportiva sempre per la parte sportiva, non mi faccio condizionare dallo stadio, che è una cosa che ci vuole, che vogliamo, che fa piacere a tutti, però non è che per avere lo stadio dobbiamo rinunciare alla squadra, questo è un ragionamento che non sta in piedi e che rigetto completamente. Se costruisci un gran bello stadio, che per il tifoso sarà più costoso dello stadio Olimpico, se poi non mandi in campo una squadra competitiva, può pure arrivare il momento in cui la gente, di fronte a una squadra che non attira più di tanto, magari allo stadio ci va di meno. E se ti saltano le previsioni dei ricavi, è un cavolo e tutt'uno. Se hai grandi ambizioni per la struttura stadio, devi avere anche grandi ambizioni per la squadra, altrimenti il giochetto non funziona. Sarebbe un grande errore non accompagnare al progetto stadio un progetto sportivo di altissimo profilo. Il rischio che i Friedkin facciano questo errore c'è.
La vicenda Manchester City? Se ci sono degli investitori che vogliono investire cifre importanti nel calcio, bisogna fargli da fare senza porre troppi pali e paletti. Avete voluto il libero mercato e di vivere in un sistema turbocapitalistico? E allora se uno ha le risorse da investire non ho capito perché glielo si dovrebbe impedire. Peraltro il Fair Play Finanziario della Uefa ha sempre mostrato la corda da questo punto di vista perché l'unico risultato è impedire a club emergenti di diventare grandi come i grandi tradizionali. Per cui se io ho un arabo, un cinese, un americano, che prende un club che non ha tradizione straordinaria e alla bacheca vuota e lo vuole trasformare in un top club europeo, con le regole del Fair Play Finanziario non lo può fare. Quindi per questo non mi piace il Fair Play Finanziario, perché è molto conservativo. C'è qualcuno che non ha mai avuto il sospetto che club come City o Psg non facessero impicci e aggirassero le regole del Fair Play Finanziario? Siccome si parla di 15 anni buoni, pure di più, secondo me non se ne sono accorti adesso a caso: ho l'impressione che nella Premier League sia nata una bolla economico-finanziaria talmente grande che da un momento all'altro è pronta a scoppiare e a travolgere tutta la Premier League. Io non vorrei che a qualcuno sia venuta l'idea di farne saltare uno per salvare tutto il resto, bisognerebbe indagare di più. La Uefa ha costretto chi ha i quattrini a trovare misure alternative per metterli perché con queste regole non può farlo, ma è ingiusto, perché non consenti ai club di arrivare al livello di all'inizio del solito giro".