Edoardo Bove è tornato a parlare. Ospite del Festival dello Sport di Trento, organizzato da La Gazzetta dello Sport, l'ex centrocampista della Roma si è raccontando, trattando diversi argomenti, dal malore in campo al passato in giallorosso fino alle prospettive per il futuro. Ecco le sue parole, riportate da gianlucadimarzio.com.
Il rapporto con il calcio: "Ho sempre coltivato il sogno di tornare a giocare. Il calcio è una mia grandissima passione. Volevo e voglio vivere di questo. Cosa si prova a essere un calciatore senza il calcio? La sensazione è simile a quella di una grande perdita. Per cause esterne sei costretto ad affrontare la vita in modo diverso. In questo è importante come reagiamo. Possiamo fare quello che vogliamo. Il calcio in quel momento era tutto per me. Ora sono arrivato all’idea che il calcio è la mia più grande passione ma c’è anche tanto altro. Nei primi momenti mi dava fastidio vedere le partite, i bambini che giocavano. C’è stato un piccolo rifiuto all’inizio, mi sono dato al tennis. Poi sono tornato al calcio, la mia più grande passione".
Il malore in Fiorentina-Inter: "La verità è che non ricordo niente di quel momento. Mi sono svegliato in ospedale senza ricordarmi cosa fosse successo. Mi sono trovato a dover affrontare una difficoltà dal nulla. Sono stato costretto a stare lontano dal campo e dalla mia quotidianità per un po’. Ho dovuto trovare cose da fare. Per esempio il documentario mi ha aiutato a raccontarmi. Essendo uno introverso facevo fatica a parlare con la mia famiglia. Una telecamera senza nessuno davanti mi ha aiutato a tirare fuori le mie emozioni. Sono sempre stato un giocherellone. Ho coltivato il sogno di fare il calciatore piano piano. Non pensavo all’inizio di farlo diventare un lavoro. Semplicemente mi ero detto che sarei andato avanti finché non fosse diventato un peso andare al campo. Quel momento non è ancora arrivato".
Su José Mourinho: "Per me è un grande allenatore e una grande persona, è stato lui a farmi iniziare il percorso calcistico. Poi lui legge tutto, quindi devo per forza parlarne bene (ride, ndr). Che emozione quando mi aveva chiamato nel suo ufficio per dirmi che avrei fatto parte della prima squadra".
I suoi idoli: "De Rossi, Nainggolan e Pirlo".
L'esordio con la Roma: "Una grande emozione esordire in quello stadio, ma era strano che fosse così vuoto (per la pandemia, ndr). Le finali con la Roma? Quella vinta una grande emozione per la città. Quella persa uno dei giorni più brutti della mia vita. Custodisco con più valore quella persa perché in Europa league ero stato più protagonista che in Conference. La maggior parte dei cambiamenti avvengono nei momenti più difficili. Quella sconfitta è stata una batosta ma mi ha permesso di crescere. La semifinale di Europa League contro il Leverkusen? Fu un giorno indimenticabile. Una partita che vorrei rigiocare, a parte la finale di Europa League, è un derby che abbiamo perso".