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Il Messaggero

(07/04/2026)

La solita Roma: Gasp al bivio

A chi ha vissuto Roma-Liverpool o Roma-Lecce dell'86 ma non ha dimenticato nemmeno i più recenti Manchester-Roma, il 26 maggio o la notte di Budapest, i cinque gol targati Lautaro e Chalanoglu dell'altra sera fanno il solletico. Il problema è un altro. Hanno spento la tv perché da qualche anno vedere la Roma è come assistere al Giorno della Marmotta, ovvero dove ti senti intrappolato in un loop temporale che ti fa rivivere all'infinito lo stesso giorno. La Roma è ormai una telenovela, dove cambiano gli allenatori, i dirigenti, i giocatori sono bene o male gli stessi, ma poi, a pensarci bene, la cinquina interista è uguale a quella rimediata da Juric a Firenze un anno e mezzo fa. Oppure somiglia ai tre gol subiti all'Olimpico da De Rossi col Bologna o tornando ancora più indietro ai tre incassati da Mourinho a Bergamo o alla tripletta cagliaritana che ha fatto da prologo al commiato di Fonseca. Un copione che presenta la stessa trama triste anche nei dissidi interni. Così Pinto-Mou è uguale a Souloukou-De Rossi e non ha nulla da invidiare all'attuale Ranieri-Gasperini con Massara. La Roma oggi è sesta e dando un'occhiata al calendario, con il Como a +4 e la Juve a +3 avrebbe ancora un piccolo margine per provare a fare qualcosa. Ma nessuno ci crede più. [...] II campo dice il resto: 15 sconfitte stagionali, involuzione nel gioco e difesa che è passata dall'essere la migliore d'Europa ad un colabrodo. Discorso che chiama inevitabilmente in causa il tecnico. Gasp ha mille alibi ma ultimamente appare in confusione.

Continuare a insistere sempre sullo stesso modulo e atteggiamento in campo pur con una squadra da tempo sulle gambe e senza avere sostituti all altezza dei titolari ai box, non convince. Ancor di meno questa guerra fredda iniziata con il club con messaggi subliminali alla società inviati attraverso scelte di campo. Contro il Lecce ad esempio ha concluso la partita con un trio di ragazzini in attacco per poi non presentarsi a parlare nel post-gara, a San Siro, lascia Vaz e El Aynaoui in panchina per continuare con la peggiore versione di Cristante e far entrare El Shaarawy dalla panchina, è sembrata l'ennesima stoccata. Di materiale per aprire una tavola rotonda e iniziare a confrontarsi oggi per fare meglio domani ce ne sarebbe. E invece da tempo, ogni componente in causa, ha iniziato la rincorsa per uscirne al meglio, agevolati da una proprietà che va ringraziata per il lavoro profuso a livello manageriale e per i soldi investiti ma che lascia alquanto a desiderare nella progettualità calcistica. Se Gasperini, come dovrebbe accadere in un progetto triennale, viene ancora considerato l'uomo giusto, Dan Friedkin lo deve ribadire senza se e senza ma. Oggi, perché domani è già tardi. E lo deve fare ufficialmente. A Trigoria invece, si continua a navigare a vista, provando ad annusare l'umore della piazza per accodarsi. Perché una cosa i Friedkin, pur essendo presenti sporadicamente in loco, l'hanno capita benissimo: l'importante è non mettersi contro la tifoseria. Pallotta docet.


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