La ripartenza
"Ho cominciato una nuova vita. Non rimpiango niente perché tutto quello che mi è accaduto mi ha reso più forte. L'ultimo cosa che ricordo è quando sono caduto a terra. Mi svegliai in ospedale senza sapere cosa fosse successo, pensavo di essere stato coinvolto in un incidente d'auto. Prima di tutto ciò mi sentivo come un supereroe. Poi il buio e le parole dei medici che pesavano come macigni: mi dissero che non avrei più giocato a calcio. Ogni tanto pensavo: 'Cosa farò adesso?'. Sono stati giorni davvero difficili, dove ogni cosa sembrava andare per il verso sbagliato".
Sul defibrillatore sottocutaneo
"Ho un nuovo amico nel mio corpo. Quando ti vedi cambiato allo specchio può essere doloroso, ma per me non lo è stato. Sono fortunato che sia successo a 22 anni: ero abbastanza maturo per capire, ma con l'energia di un ragazzo per reagire".
Sul rapporto con Mourinho
"Si prende cura di tutti i giocatori che ha allenato. Mi ha scritto per primo dopo il malore, ma visto che non potevo rispondere a nessuno è riuscito a recuperare i numeri di telefono dei miei genitori per stare vicino a loro. Ho un incredibile rapporto con lui, è una persona fondamentale per me e per la mia famiglia".