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(14/06/2026) A.S. Roma

Capello: Totti e Del Piero li metto dopo Rivera e Baggio. Ecco perché non andai alla festa Scudetto

Fabio Capello ha rilasciato un'intervista all'edizione odierna del Corriere della Sera. Ecco alcuni passaggi dell'ex allenatore della Roma, riguardo alla sua esperienza in giallorosso e non solo. Ecco che cosa ha detto.

Il suo vero miracolo è lo Scudetto con la Roma nel 2001: "Il presidente ha creduto in me. Ci serviva un centravanti e abbiamo chiamato Batistuta, anche se sapevamo che aveva problemi alle ginocchia. Abbiamo costruito una grande squadra. Io non ho mai avuto un procuratore, non volevo dare una percentuale del mio guadagno a qualcuno. Lo dissi anche a Totti, credo che ci abbia ragionato su".

Non andò alla festa Scudetto: "Una brutta cosa, mi è rimasta dentro. Avevamo rischiato di perdere lo scudetto durante l'ultima partita di campionato contro il Parma, per colpa dei tifosi che avevano invaso il campo; mi sono arrabbiato come mai in vita mia. Alla fine chiesi: dove festeggiamo? Mi dissero: da nessuna parte. Festeggiamo giovedì, perché ci sono i politici. I politici? Avevo già prenotato l'aereo per il Perù. Partii per il Perù".
 
Era considerato un sergente di ferro: "Non direi. Per me la questione era il rispetto. I ritardi, la maleducazione non erano ammessi. Se questo vuol dire essere un sergente di ferro, allora sì, lo ero. Alla Roma cominciai a raccogliere le bottigliette d'acqua che i calciatori gettavano via; se ne accorsero, e non lo fecero più".
 
I numeri 10"Dopo Rivera, Baggio era il più bravo di tutti. Ma aveva un enorme problema alle ginocchia e non riusciva ad allenarsi. Baggio aveva più inventiva, creava più occasioni. Tra gli italiani Del Piero lo metto al terzo posto, a pari merito con Totti. Cassano aveva più qualità negli ultimi venti metri. Totti quando riceveva la palla a centrocampo era di un altro livello".
 
Da giocatore passò dalla Roma alla Juventus e poi la squadra bianconera vinse lo Scudetto nel 1972: "Fu la rivoluzione. Dalla Roma arrivammo io, Spinosi e Landini, che era un ottimo giocatore, purtroppo aveva l'asma. Da Varese arrivò Bettega. Causio era già fortissimo. Nel '73 e nel '75 rivincemmo lo scudetto. Nel '74 arrivò Scirea dall'Atalanta, l'anno dopo Tardelli dal Como. Tutti gioca-tori giovani, scelti molto bene da Boniperti. Firmavi il contratto ed eri proprietà del club, non potevi rifiutare un trasferimento. Boniperti mi disse che dovevo guadagnare come Bettega e gli altri arrivati con me; ma io non volevo prendere meno che alla Roma. Così rifiutai di firmare. Era la prima volta che qualcuno diceva no a un contratto. Come finì? Mi accontentarono".
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