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Il Messaggero

(27/07/2021)

E Dzeko si riprese la Roma

Mourinho, volato ieri in Portogallo (la Roma soggiornerà al Tivoli Carvoeiro Algarve Resort, struttura di lusso a picco sull'oceano, soggiorno da 400 mila euro, domani amichevole col Porto), se lo tiene stretto. Perché in giro, uno come Dzeko, fai fatica a trovarlo. E poco importa se il bosniaco a marzo compierà 36 anni, ha un solo anno di contratto, l'ingaggio pesa per 15 milioni lordi e soltanto un paio di mesi fa il suo agente aveva ricevuto mandato per trovargli una squadra. Questa (ancora) non si è palesata. Perché Edin di chiudere la carriera al Fenerbahce (unica società a presentargli una proposta concreta) ha poca voglia. Se deve lasciare la Roma, lo vuole fare per club di prima fascia, possibilmente in Italia. La Juve, in caso di cessione di Ronaldo, è interessata ma soltanto con il cartellino gratis che i Friedkin non vogliono concedere. E allora, visto che José di mestiere non fa il contabile e la formazione non l'ha mai fatta guardando la carta d'identità, meglio affidarsi al talento. Abilità, capacità, genialità che mette Edin a Trigoria ancora davanti a tutti. 
 
Del resto quando si parla di stoffa, il signore di Sarajevo che porta in dote 305 reti in 699 gare tra club e nazionale (escludendo le amichevoli), ne ha ancora tanta da dispensare. E insegnare. A tal punto che domenica, dopo il primo gol segnato al Debrecen, Mou si è girato verso la panchina e ha parlottato con Mayoral, spiegandogli che quello effettuato da Edin pochi istanti prima, era il movimento che doveva fare. José ama l'estro, a tutti i livelli. Come quando, dopo il ko con la Juve nel 2018, incensò Bonucci e Chiellini: «Potrebbero andare ad insegnare all'università di Harvard il ruolo di centrale difensivo». L'altra sera a Frosinone non c'erano microfoni a confermarlo ma il giudizio su Dzeko, c'è da scommettere, sia stato molto simile. Così, rinvigorito dalla doppia veste di centravanti e modello a sua insaputa, Dzeko ha ritrovato la voglia di restare. Perché se non basta una doppietta ad una neopromossa nella massima serie ungherese per urlare al miracolo, c'è tutto un lavoro iniziato il primo giorno di ritiro che non va sottovalutato. Lo Special One, nello stile chiaro e diretto che lo contraddistingue, ha subito giocato a carte scoperte.  (…)
 
S. Carina
 


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