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Il Messaggero

(17/10/2021)

Trova le differenze

Partiamo dalle note più o meno liete: Tammy Abraham è partito per Torino con la squadra, solo oggi saprà se scenderà in campo dal primo minuto o meno. Matias Viña è tornato dall'Uruguay, è stanco, ma per Mou, «non è in dubbio». Quindi, dieci undicesimi son fatti, c'è l'incognita legata ad Abraham. Allegri non ha Dybala, Morata è più no che sì, Mckennie è mezzo e mezzo e Rabiot è out per il Covid. Pronti, si parte: ti aspetti qualche scintilla dialettica, in memoria di vecchie rivalità. Invece, nulla. Da Torino, Allegri è morbidissimo («Mou è un valore per la Roma e per il campionato, sono felice di rivederlo»), José da Roma non è da meno. E per entrambi: «Juve-Roma non è Allegri contro Mourinho». 

Mou, l'avversario Allegri, lo chiama confidenzialmente Max e dice che «sarà un piacere salutarlo, c'è rispetto e stima». Non lo eccita nemmeno il ritorno allo Stadium e l'avere davanti la Juve, la nemica dei giorni migliori. Se non sapessimo che davanti abbiamo davvero Mou, cioè quello che ti spinge a superare il limite, penseremmo a una Roma spacciata a Torino. Perché tutto o quasi pende dalla parte bianconera: rosa, esperienza, blasone etc. Resta l'orgoglio e quel non si sa mai che rende affascinante il gioco del pallone e quei quattro punti di differenza in favore dei giallorossi. «Max conosce quasi tutta la formazione della Roma, mentre io no, perché la Juve ha tante opzioni, nonostante le assenze». Ed eccolo il refrain mourinhiano, del «noi siamo contati e le big sono distanti, la Juve su tutte». Mou non smette di ricordarlo, anche se poi «quando l'arbitro fischia dobbiamo pensare a vincere e basta». Eccolo, l'orgoglio di cui sopra. E infatti questo la gente si aspetta, stasera la Roma dovrà provare a saltare il secondo vero ostacolo (il primo, il derby, non è andato bene) per mostrare un po' le unghie, finalmente, contro una big. Questo ci si aspetta da Mou e sì, la sua squadra non sarà all'altezza, ma nemmeno la Juve che affronterà oggi lo è. Ma le differenze, per lo Special, ci sono eccome. «Una cosa è una squadra è che gioca per vincere la Champions e un'altra è una che gioca per la Conference; una cosa è una squadra che gioca per vincere dieci campionati di fila e un'altra è una squadra che ne vince zero in dieci anni; una cosa è una squadra che ha lavorato con Max dieci o otto anni e un'altra cosa è una che ha lavorato con un allenatore arrivato da tre mesi; una cosa è una rosa con venticinque giocatori con esperienza internazionale e un'altra è una rosa con tredici-quattoridici e poi altri giovani bravi ragazzi».  (…)
 
A. Angeloni
 


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