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La Gazzetta dello Sport

(13/05/2026)

Caos calendario, il prefetto decide: “derby lunedì sera”. La Serie A non ci sta

Un "pasticciaccio brutto", direbbe Gadda. Comunque vada il caos che si è creato intorno al derby di Roma scontenterà qualcuno - e questo era chiaro da un po' - ma il caso anche istituzionale che si sta creando di sicuro non lascerà una bella immagine non solo del nostro calcio, ma anche del nostro Paese. Nonostante la frettolosa ufficializzazione di anticipi e posticipi della penultima giornata fatta dalla Lega Serie A lunedì sera, con il derby e le altre quattro gare dei club impegnati in Champions fissati alle 12.30 di domenica, ieri intorno alle 13.30 la Prefettura della Capitale ha fatto uscire questa nota: "Alla luce delle valutazioni effettuate in sede di Comitato provinciale per l'Ordine e la Sicurezza Pubblica, con particolare riferimento ai profili connessi alla gestione dell'ordine pubblico e della mobilità urbana in concomitanza con un evento di rilevanza mondiale quale gli Internazionali Bnl d'Italia, in corso presso il Foro Italico, è stato disposto che l'incontro di calcio Roma-Lazio si disputerà nella giornata di lunedì 18 maggio 2026, con inizio alle ore 20.45". Un provvedimento necessario secondo il Prefetto, che evidentemente ha ritenuto troppo rischioso gestire il deflusso della stracittadina alle 12.30 assieme all'arrivo degli appassionati di tennis per la finale in programma alle 17. Forse anche perché tra gli appassionati in questione, oltre a un'abbondante quota di stranieri, con un italiano in finale potrebbe arrivare anche il Presidente della Repubblica Mattarella. (...) La sicurezza viene prima di tutto, ma la tempistica del provvedimento è quantomeno rivedibile, soprattutto se pensiamo che il presidente Ezio Simonelli aveva parlato di derby domenica alle 12.30 già il 30 aprile. Anche per questo la Lega non ha mandato giù questa presa di posizione. In una lunga nota attacca duramente il Prefetto di Roma "che ha rinviato d'autorità il derby" ponendosi "in aperta e non comprensibile contraddizione con la sua stessa affermazione di non disputare la stracittadina di notte" e non tenendo "in alcun conto che il differimento di Roma-Lazio, in una giornata di gare sottoposta al regime della contemporaneità obbligatoria, determina inevitabilmente quello di altre quattro gare, che movimentano realisticamente 300.000 tifosi, i quali patiranno le intuibili conseguenze logistiche ed economiche della decisione presa".

Si parla poi di un provvedimento che "lascia intravedere il timore dell'Autorità di ordine pubblico di non essere in condizioni di poter gestire nel medesimo tempo le due manifestazioni" e di "tendenza interventista delle Prefetture e delle Questure, che modificano i calendari delle partite a proprio piacimento disinteressandosi dei problemi generati ai tifosi di casa e a quelli che viaggiano in trasferta, ai club, ai calciatori, alle televisioni nazionali e internazionali che hanno già programmato la messa in onda delle gare", definendo poi la soluzione "un precedente estremamente pericoloso per la credibilità del sistema italiano nel gestire l'organizzazione di eventi nel nostro Paese". Finita qui? Non proprio. La Serie A nella stessa nota "invita con forza le Autorità di ordine pubblico a revocare il provvedimento di rinvio. Diversamente, la Lega sarà costretta a reagire in ogni opportuna sede a tutela della competizione, degli interessi dei tifosi romani e del nostro campionato, nonché del nostro prodotto che, attraverso la mutualità, genera le risorse per il sostegno a tutti i livelli del calcio". Insomma, l'idea è quella di tenere il punto. In che modo? Facendo subito ricorso al Tar del Lazio. (...) È probabile che già oggi si presenti richiesta di decreto monocratico al presidente della sezione competente (che non sarà la Prima Ter che solitamente si occupa di sport), che può pronunciarsi da solo senza nemmeno fissare un'udienza, dunque in tempi strettissimi. Una vittoria della Lega è difficile se non impossibile, visto che c'è di mezzo l'ordine pubblico. Ma in via Rosellini sono arrabbiati e vogliono comunque andare avanti.


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