Ieri è arrivata l'ennesima doccia fredda di questo mese di marzo. Dopo l'infortunio contro il Bologna, Koné si è sottoposto agli esami strumentali, che hanno evidenziato una lesione di secondo grado al bicipite femorale della gamba destra. Lo stesso infortunio di due mesi fa. Per il francese ci sarà uno stop di circa un mese. Questo del classe 2001 è solo l'ultimo caso al centro delle discussioni tra staff tecnico e staff medico in questa stagione.
Come scrive Daniele Aloisi su Il Messaggero, nove giorni fa a Bologna il centrocampista non aveva giocato per un affaticamento muscolare. La cosa strana, però, è che il giocatore poi è sceso in campo al Dall'Ara per il riscaldamento: una scena che non è piaciuta all'allenatore, che poi il giorno dopo è rimasto ulteriormente sorpreso di ritrovarsi Koné in campo per l'allenamento. Insomma: perché poteva allenarsi se la sera prima non poteva giocare? Dopodiché il francese ha giocato a Como, poi martedì si è allenato a parte e, nonostante il campanello d'allarme in comune accordo tra allenatore, giocatore e medici, ha giocato giovedì contro il Bologna. E lì è bastato un quarto d'ora per rimediare un mese di stop.
Le tensioni tra Gasp e i medici, però, vengono da lontano. I primi dissapori risalgono a novembre, riguardo a Bailey. Poi c'era stata l'assenza di Wesley a Cagliari per una contrattura. In seguito ci sono state le scelte sbagliate della terapia conservativa per Ferguson, Dovbyk e Dybala. Qui poi sono entrate in gioco le consulenze esterne, (il chirurgo ortopedico Ahlbäumer e il chirurgo finlandese Lempainen), che lo staff medico italiano ha più che altro subito. Il caso Dybala, in particolare, è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Per questo a giugno è prevista una rivoluzione: Gasperini da Bergamo ha portato una parte dello staff medico, mentre altri componenti, rimasti dall'anno scorso, dovrebbero salutare.



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