Sebino Nela è intervenuto a Te la do io Tokyo, la trasmissione ideata e condotta da Mario Corsi, in onda sui 101.500 di Centro Suono Sport.
“Su Maradona non vorrei sentire e leggere ipocriti in questo momento. Ha sbagliato e ha pagato le sue colpe. Maradona era genio e sregolatezza. Se arriviamo al calciatore, che dire...è stato il più forte al mondo. Ha vissuto un’epoca in cui prendeva le legnate vere, e ne ha prese veramente tante e non ha mai detto nulla. Ho avuto il piacere di conoscerlo anche fuori dal campo. Era un ragazzo generoso. I premi partita per i magazzinieri, ad esempio, si devono a lui. La sua è anche una storia di riscatto sociale: è partito dal quartiere più povero ed è diventato leggenda. Io giocavo entrambe le fasce? Sì, ma perché mi allenavo. Quando i miei compagni andavano a casa io restavo ad allenarmi con Liedholm. All’inizio i miei cross con il destro era uno straccio bagnato, poi man mano, giorno dopo giorno, è migliorato. Rapporto con Pallotta? L’ho visto una volta sola, poi basta. La Roma poi alla fine ha deciso di non rinnovarmi il contratto e va bene, è andata così.
Futuro? Vengo da un’operazione e mi sto riprendendo. Vediamo, con calma. Ho ricevuto diverse proposte. Ora penso a tornare in forma e poi vediamo. Scudetto? Sono diverse squadre che adesso ci sperano. Una volta guardavamo i giocatori squalificati e infortunati, oggi guardiamo ai tamponi. È chiaro che se ad una squadra cominciano a mancare diversi titolari, è un problema. È un campionato strano questo, stiamo assistendo a dei risultati che in un momento normale sarebbero impensabili. Gli allenatori che in Serie A ad oggi hanno inciso di più sono De Zerbi e Gasperini. Stanno facendo bene, forse anche aiutati dalla piazza che non è grandissima, forse in una grande piazza incontrerebbero più difficoltà. Fonseca si è messo sulla buona strada ma aspettiamo a giudicarlo.
A Roma non si vince per l’ambiente? È una cazzata. Due volte abbiamo fatto due grandi squadre e due volte abbiamo vinto. Stop. A Napoli uguale: quando hanno fatto grandi squadre hanno vinto. Ma questa dell’ambiente è veramente una cavolata. Io e Dario Bonetti siamo amici, molto amici; per un anno non ci siamo parlati, avevamo litigato, ma in campo il nostro rendimento non era cambiato. Non bisogna essere per forza migliori amici fuori, ma in campo è diverso: c’è senso di appartenenza, la maglia e poi, soprattutto, nessuno vuole fare male, c’è la carriera in ballo. La presenza dei Friedkin incide? Sì, può essere, è una bella cosa. Però ricordiamoci una cosa: quando si vince è sempre tutto bello e va tutto bene. Il 26 gennaio esce questo mio “errore”, ho fatto una mia autobiografia. Non è solo sul me calciatore, ci sono soprattutto cose familiari e intime. Nel libro ho fatto mettere una frase che mi piace molto in riferimento all’ambiente: ho giocato 11 anni con la maglia della Roma, ho vinto 11 scudetti. Per cui a me non parlate mai negativamente dell’ambiente”.
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