L'avventura di Silvio Baldini sulla panchina dell'Italia ha una durata già definita. Il tecnico guiderà gli Azzurri nelle amichevoli contro Lussemburgo e Grecia prima di tornare al suo ruolo di selezionatore dell'Under 21, con l'obiettivo di conquistare la qualificazione all'Europeo di categoria e riportare l'Italia alle Olimpiadi, competizione che manca al calcio azzurro dal 2008.
Lo stesso Baldini ha escluso qualsiasi ambizione immediata sulla panchina della Nazionale maggiore: “Credo che per allenare una Nazionale con 4 titoli mondiali, 2 titoli europei e un titolo olimpico ci voglia un certo curriculum. Io non ce l’ho. So che oggi i tifosi italiani fanno il tifo per il cambiamento. Ma bisogna onorare un percorso. Io ho la possibilità di arrivare all’Europeo Under 21 e di vincerlo, di arrivare alle Olimpiadi e di vincerle. Allora sì che potrei pensare di fare il ct. Se lo pensassi ora, sarei uno che non crede nel merito. Io sono qui perché Gattuso e Buffon sono dimessi, altrimenti non sarei qui. A loro devo molto rispetto a loro, da loro ho sempre ricevuto affetto e stima. Quando vedo le squadre di club che mettono allenatori della Primavera in prima squadra, non capisco, è approfittare delle disgrazie altrui. Queste due partite devono essere di aiuto a chi verrà dopo”.
Il tecnico ha poi affrontato uno dei temi più delicati, quello della crisi del calcio italiano, individuando precise responsabilità a livello dirigenziale: “Ognuno ha la sua, la mia è semplicissima. Il calcio italiano è in mano a dirigenti che pensano agli interessi loro e non alla crescita del movimento. L’ho sempre detto e non lo rinnego, mi diverto a chiamarli lestofanti. Tante volte hanno in mano i fili di questo gioco. Sarà un problema, finché non ci saranno dirigenti seri a capo della maggior parte delle squadre italiane”.
Sul fronte convocazioni, Baldini ha spiegato la scelta di puntare su un gruppo giovane e orientato al progetto olimpico. Tra i giocatori più esperti, soltanto Gianluigi Donnarumma ha trovato spazio nella sua lista.
“Ho convocato il mio gruppo e Donnarumma e Pio Esposito, perché io li vedo in funzione delle Olimpiadi. Donnarumma mi ha telefonato e non mi è parso vero. Per il resto il calcio italiano vuole un cambiamento. E più cambiamento di così! Sono convinto che i ragazzi non solo faranno bene, ma benissimo. Non capisco perché non dovremmo fatto bene alle Olimpiadi. Pio non l’ho mai allenato, qui ci sono anche dall’Under 21 Palestra e Pisilli, che erano già nella Nazionale maggiore”.
Baldini ha poi precisato che nessun altro veterano lo ha contattato: “Ma agli altri non pensavo: l’eliminazione dal Mondiale è una ferita troppo grande. Anche se mi avessero chiamato, avrei circoscritto la convocazione dei a Donnarumma e Pio Esposito, perché il lavoro è in funzione delle Olimpiadi. Capisco anche che a volte è meglio a volte è meglio riposarsi, dopo una botta del genere”.
Interpellato sul profilo ideale del futuro commissario tecnico, il tecnico toscano ha preferito non indicare nomi specifici: “Ci vuole uno con un certo curriculum. Si sono fatti i nomi di Guardiola e Fabregas, che sono espressione del gioco, ma in Italia ne abbiamo di bravi, in grado di dare una certa impronta alla Nazionale. Io spero, per chi verrà il 22 giugno, di potere essere una risorsa e non un fastidio”.
Uno dei temi centrali del suo intervento è stato quello della valorizzazione dei giovani. Per Baldini, il gap con gli altri campionati europei nasce soprattutto dalla scarsa fiducia nei confronti delle nuove generazioni.
“Il pallone viaggia più lentamente perché si rinuncia ai giovani, che portano entusiasmo e ritmo. I giocatori più anziani gestiscono le loro energie. Noi in Italia cerchiamo la densità in campo: se trovi un avversario modesto, ce la puoi fare, altrimenti rischi la brutta figura. L’esperienza te la fai giocando, se no il tuo valore rimane imprigionato e ingabbiato. Il problema è sempre stato il salto dalle nazionali giovanili, che vanno bene, alla Nazionale maggiore. Ma per fare il salto, devi giocare nei club. Se sul mercato prendi un trentanovenne e non un giovane, dov’è il vantaggio?”.
Parlando del gruppo azzurro, Baldini ha sottolineato l'entusiasmo e la coesione che caratterizzano la squadra: “Mi riempie d’orgoglio questa maglia: non esistono amichevoli, c’è in palio l’onore, il fatto di sentirti italiano. Per me è un premio inaspettato. Il destino ha fatto combinare queste cose. Ho fiducia nel gruppo, che è molto unito. Questi ragazzi hanno il piacere di stare insieme: c’è socialità, non si isolano col telefonino, hanno il gusto dello scherzo”.
Un aspetto che, secondo il commissario tecnico, rappresenta una base importante per il futuro del calcio italiano. “Con un materiale umano del genere, non si può sbagliare. Ai ragazzi ho detto di essere se stessi, di giocare con entusiasmo, di non lasciare perdere quest’occasione, di dimostrare che sono bravi e che sono una squadra. Se lo faranno, sono sicuro che vinceremo”.
Baldini si è soffermato anche sull'importanza delle esperienze all'estero: “Chi gioca all’estero ha la possibilità di vivere un campionato e cultura diversi. Questi ragazzi sono accomunati dal fatto che li vedo ancora innamorati di quello che fanno, non ancora inquinati dal dio denaro. Io cerco di fare capire che il calcio è anche uno stile di vita”.
Sul rispetto delle regole, il tecnico è stato netto: “Non c’è la multa, ci sono le regole. Se uno non le rispetta, va a casa. Io non sono qui per fare il generale o il comandante, ma per fare capire che senza regole non c’è una squadra”.
Non è mancata una replica alle dichiarazioni del ct della Grecia, Ivan Jovanovic, che aveva espresso perplessità sulle convocazioni azzurre: “Ognuno può dire tutto quello che crede. Mi sorprende solo che nel paese dove è nata la democrazia uno si preoccupi di queste cose”.
Infine, sul rischio di perdere ulteriori posizioni nel ranking FIFA e sulla sua filosofia calcistica, Baldini ha ribadito il proprio approccio: “Ci può essere questo rischio. Ma se io faccio una partita pensando che posso perderla, perdo entusiasmo e trasmetto questo sentimento al gruppo. Non serve a niente”.
E sulla definizione di "anarchico" che lo accompagna da anni: “Io mi sento un uomo libero, l’anarchia non è più il concetto di una volta. In Nazionale porto ai giocatori la libertà di essere ciò che sono, di esprimere il loro talento. Ma nella fase del non possesso palla bisogna correre, aiutare il compagno, recuperare campo e per farlo bisogna allenarsi bene: voglio trasmettere il senso di responsabilità”.










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