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(07/04/2026) On Air

Francesco Balzani a Te la do io Tokyo: Le rivoluzioni non si annunciano, si fanno. Il problema non è chi va via, ma chi arriva

Francesco Balzani di Leggo e La Gazzetta dello Sport è intervenuto a Te la do io Tokyo, la trasmissione ideata e condotta da Mario Corsi, in onda sui 92.7 di Tele Radio Stereo.

"Voci sulla rivoluzione? Siamo tornati allo stesso punto del post Como-Roma di poi di un anno fa. Anche in quel caso i nomi che circolavano per questa "rivoluzione" erano gli stessi, quei nomi da mandare via dalla Roma per salvare questo "progetto" che costantemente vive di slogan che poi non vengono rispettati e che vive a marzo la sua fine percorso. Le rivoluzioni non si annunciano, le rivoluzioni si fanno. Perché se le annunci, in un modo o nell'altro poi non avvengono, per cui mi sembra molto propaganda. Tra l'altro, rivoluzioni che non possono essere attuate, a meno che i Friedkin non decidano di rompere questo famoso patto con la Uefa e fregarsene di tutto e di tutti, mettono 300/400 milioni e allora a quel punto può anche essere fatta questa rivoluzione. 

Io fatico a pensare che oggi qualcuno compri Cristante, non perché ora sia lui l'emblema di tutti i mali, perché prendersela col singolo è come prendersela con gli allenatori, che è quello che hanno fatto in questi anni, perché le rivoluzioni le hanno fatte solo in panchina. Oggi chi se lo compra Cristante? Un giocatore che prende 3 milioni l'anno, ha 31 anni e non l'ha chiesto nessuno in questi 2/3 anni, se non il Monza un anno e la Fiorentina un altro anno. A 3 milioni non se lo accolla nessuno. Capisco che oggi è più facile attaccare chi è più attaccabile e lavarsene le mani degli errori che sono stati fatti. Il problema non è Cristante, ma che negli anni sono stati presi Wijnaldum, rotto, Renato Sanches, rotto, Le Fée, che non valeva niente, El Aynaoui, Matic che hai mandato via per non rinnovargli il contratto... e alla fine Cristante gioca. Non è un problema di chi va via, perché voi vedi Spinazzola e pensi "magari averlo oggi", perché lui al posto di Rensch, io faccio il cambio tutta la vita. Il problema è chi arriva, è questo che i Friedkin non hanno capito, non si risolve sempre tutto mandando via le persone.
 
Tant'è che hai mandato via Mourinho e da lì è iniziata la fine della Roma, la fine del sogno Roma come lo pensavamo noi. Oggi abbiamo tanti rimpianti pensando a quella Roma, eppure era una Roma che non andava in Champions, però andava in finale nelle coppe europee. Da lì è iniziato il crollo e non sono quelli che sono andati via che ti hanno risolto i problemi, ma quelli che sono arrivati che te li hanno creati. Perché oggi di 120 milioni spesi dalla Roma, ne possiamo salvare 50/55, che sono quelli di Malen e Wesley. I tifosi sanno bene quello che devono fare, per cui io non do consigli, però il prossimo striscione che mi aspetto non è contro i giocatori o per risvegliare animi che tanto non ci sono, perché questi giocatori sono scarsi, mediocri, hanno anche una mentalità mediocre, ma secondo me i tifosi dovrebbero solleticare la società a fare un po' di più. 
 
Gasperini non è scemo. Lui in privato massacra i giocatori, in pubblico li difende perché quello deve fare ora, quello ha. Poi spacca le scatole sul mercato perché gli vengano comprati dei giocatori. Ma a stagione in corso buttare la croce addosso a Cristante non serve, tanto ci gioca, El Aynaoui? I giocatori ce l'hanno messa tutta, è quello il problema... 
 
Incomunicabilità nella Roma? I Friedkin forse non sentono nemmeno le conferenze stampa. A volte noi non ci rendiamo conto della distanza, perché loro hanno anche altre cose di cui occuparsi, per cui ci sarebbe bisogno di mettere un presidente italiano, non un consulente o un senior advisor. E invece non c'è, perché Ranieri fa l'interesse dei Friedkin, sente di essere un dipendente di una società che lo paga e che si fida di lui su alcuni consigli ma non va oltre quello, sul potere decisionale. Lui dice sempre "decidono i presidenti", invece no, deve decidere un dirigente che ascolta, vede tutti i giorni la squadra, che sente quello che pensa la città. Altrimenti, così com'è la situazione, si creano dei cortocircuiti che vanno avanti da tempo, questa non è l'unica gestione di un allenatore fatta in questo modo, tutti gli allenatori sono stati ascoltati in maniera fugace. Lo stesso De Rossi sulla questione Dybala era stato messo in croce, ma lì probabilmente lui ha fatto un errore di comunicazione, ma lui pensava tutt'altro, anche perché Dybala è il primo giocatore che De Rossi è andato ad abbracciare a Roma-Genoa. Il problema è che si mettono gli allenatori a venirsi a scontrare su situazioni che non sono nemmeno di campo.
 
Su Pellegrini, ad esempio, a fine agosto avevano detto a Gasperini che il giocatore sarebbe stato ceduto, quindi lui ha trattato Pellegrini in un certo modo. Poi Pellegrini è rimasto e quindi Gasperini ha dovuto utilizzare un altro modo. Poi gli hanno detto che Pellegrini non avrebbe rinnovato e lui lo ha trattato in un altro modo ancora e poi gli hanno detto che ora forse rinnova. Ma si può gestire così una squadra di calcio? La storia fra la Roma e Pellegrini è finita da tempo, le ultime buone prestazioni sono quelle ultime giornate felici in una relazione che sta finendo. Non basta quello che abbiamo visto e nemmeno il gol al derby. Cristante resta per forza, a chi lo vendi. Perché invece di cessioni non si parla di arrivi? Dovrebbero dire: "Compreremo 4 titolari", non "Venderemo 4 titolari". La rivoluzione parte sempre da chi va via qui".
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