Andrea Stramaccioni, opinionista di Dazn e Rai, è intervenuto a Te la do io Tokyo, la trasmissione ideata e condotta da Mario Corsi, in onda sui 92.7 di Tele Radio Stereo.
Come vedi le parole di Ranieri su Gasperini prima di Roma-Pisa?
"Senza giri di parole, Ranieri, che stimo e conosco da tanto tempo, ha sbagliato, purtroppo ha commesso un errore, cosa che può succedere. Credo che sia stato uno sbaglio frutto di una situazione che già da mesi non era idilliaca, ma l'errore secondo me è stato portare fuori dalla famiglia determinate dinamiche che dovevano restare dentro le mura di Trigoria e dello spogliatoio".
Chi va contro Gasperini, dice che anche lui ha esternato delle cose...
"Questo è il modo sbagliato di vedere le cose. Non è Gasperini contro Ranieri, è Ranieri che ha detto una cosa che non fa bene alla Roma, perché nessuno si deve mettere davanti agli interessi della squadra e del club. Se tu fai dichiarazioni fuori tempo e fuori contesto, fai del male alla squadra. Quella sera, nella comunicazione fatta a Dazn, era previsto che parlasse Massara, poi c'è stato il cambio ed è venuto Ranieri. Evidentemente lui quelle cose le voleva dire, perché non c'era stata una domanda, gli hanno domandato A e lui ha risposto B, C, D, E, F, G ecc., quindi era una cosa che voleva comunicare. Secondo me lui è andato a comunicare nel momento sbagliato una cosa sbagliata. Le discussioni fra allenatori e direttori sono normali, fa parte del lavoro. Ma in quelle dichiarazioni Ranieri si vedeva come fosse emotivamente preso, non era serenissimo. Se voleva rispondere a Gasperini, poteva dire che i giocatori erano stati concordati, la puntualizzazione su quello ci sarebbe potuta stare. La cosa che per me non ci sta è dire "prima di lui hanno rifiutato in 2, in 3, in 5, in 6", siamo ad aprile, non ha valore e non ha senso questa cosa. La seconda cosa, più brutta secondo me, è stata dire "ho lasciato la squadra a 1 punto dalla Champions"... allora poteva restare ad allenarla lui, che vuol dire questa frase. Avendo preso informazioni, ho saputo che loro due non si erano mai scontrati a Trigoria, per cui non capisco. È successo tante volte che allenatore e direttore litigassero nel corso di una stagione e magari ci può stare portare fuori un 15% dello scontro. Ma se poi vengo a sapere il giorno dopo che non si erano mai scontrati prima, non capisco: che fai, gli parli dietro in pubblico?".
È stata una cosa non da Ranieri
"Sicuramente. La mia opinione è che queste cose succedono quando il vertice è un po' assente. Io ho avuto la fortuna di avere dei presidenti iper presenti, come Massimo Moratti e la famiglia Pozzo, gente che veniva a vedere l'altezza del prato. Fra il direttore e l'allenatore c'è il presidente sopra. La mia non è una critica, all'estero ragionano differentemente".
La cosa più grave è che Ranieri era il capo a Trigoria
"C'è stata una frase passata un po' sotto silenzio, ovvero quando ha detto "non sono l'advisor di Gasperini", che è una frase strana. Ma nessuno lo pensava. Il ruolo percepito da fuori era l'advisor del presidente, ovvero il consigliere del presidente, mentre la cosa che lui ha fatto è da direttore generale, perché la percezione era che comandasse lui nella Roma, anche se sulla carta il ruolo non era quello. Se Gasperini non ha replicato né nel post partita a caldo, dove ha quasi balbettato, né in conferenza stampa, dove ha detto solo che si era lamentato degli attaccanti, vuol dire che non se lo aspettava per niente. Perché, se avessero avuto una discussione, avrebbe risposto".
Ora Gasperini vuole parlare col presidente riguardo al futuro
"È un problema anche questo. A me personalmente la coppia Ranieri-Gasperini piaceva sulla carta, sembravano assortiti bene. Faccio un'altra analisi. Pinto-Mourinho, Souloukou-De Rossi, Ranieri-Gasperini: qui c'è qualcosa che manca a livello di supervisione e di presenza, non è una critica, ma un'osservazione. Viaggiando e lavorando in diversi posti, ho imparato questo: ogni paese, ogni campionato, ogni città ha le sue regole: Milano non è Roma, Roma non è Napoli e Napoli non è Parigi. Sicuramente questo ambiente ha bisogno di presenza e sostegno a chi fa l'allenatore e a chi fa il direttore, il dirigente. Se ci sono state queste situazioni con tre personaggi che sono stati importantissimi per la Roma, Ranieri, De Rossi e Mourinho, con problemi che hanno portato a una rottura, con la società che ha dovuto scegliere, vuol dire che non è solo per gli interpreti, ma che c'è una lacuna".
Ora sembra tutto in mano a Gasperini. Credi che i Friedkin realmente delegheranno tutto all'allenatore?
"Tu hai preso l'allenatore più connotato degli ultimi 20 anni, vale a dire che lui sono 18 anni che gioca allo stesso modo. Se a Gasperini levi la capacità di combinare fra i tre attaccanti, lo uccidi e lo sanno pure i sassi. Quindi ora non devi prendere un ds facendo un casting e prendendo chi risponde meglio all'intervista, devi prendere un direttore funzionale al progetto tecnico e all'allenatore. Non possono prendere un ds che vuole prendere giocatori che non sono adatti al modulo di Gasperini. Perché lui all'Atalanta ha "spaccato tutto"? Perché lì la società lo ha fatto lavorare con gente come Sartori, Luca Percassi e si è messa al servizio delle sue idee. E adesso che lui è andato via, continuano su quelle idee, perché hanno preso prima Juric e poi Palladino, continuano su un solco tecnico. Io mi ricordo Daniele De Rossi, a cui voglio bene, che mi diceva "io voglio giocare così", ma se non ti mettono in condizione di farlo... è la storia di tutti gli allenatori. Devi prendere un ds funzionale all'allenatore, una sorta di megafono del mister e li leghi".
Gasperini e Mourinho hanno parlato bene dei tifosi, dicendo che loro sono ideali, il problema è il resto dell'ambiente
"Alla fine conta solo il risultato, della squadra, dei tifosi e della maglia. Se c'è qualcuno che parla male dell'allenatore va mandato via. Questo fanno le società di un certo livello. Poi se Gasperini andrà male, andrà a casa, come tutti. Però se hai preso lui, devi metterlo nelle condizioni di fare il suo calcio".
A Trigoria bisogna uscire dalla logica del paesotto per crescere
"Sì. Ragionavo su questo: si dice che la Roma ha dei giocatori importanti; ma chi lo decide che sono importanti? Lo decide l'allenatore, a meno che non ci siano quei giocatori che vanno oltre, come Totti o De Rossi. Un ezempio attuale: se ti dicono che vendendo Koné poi prendi un difensore, un centrocampista e un attaccante che piacciono a Gasperini, questo chi deve deciderlo, se non l'allenatore? E poi ti prendi le responsabilità di quello che hai fatto: se Koné diventa campione del mondo e tu arrivi decimo, vai a casa".
I tifosi vorrebbero mandare via i giocatori che sono qui da molto tempo, mentre Gasperini vorrebbe tenere alcuni di loro, perché sa che non può cambiare tutta la rosa e si fida di loro. Come la vedi?
"Se io sono Gasperini e il presidente mi dice "vogliamo vendere Cristante", io gli rispondo "va bene, chi mi dai?". Quando si dice "via Cristante, via Mancini", mi devi dire chi mi dai, perché siamo in un momento storico in cui in Italia prendere un giocatore forte è difficile. E alla fine la faccia se la gioca l'allenatore. Altrimenti si parla di niente. Poi se si parla di prendere un altro Che tolga il posto a Pisilli, che è uno del vivaio, è un altro discorso: Gasperini prima non lo gradiva tanto, ci ha lavorato e ora è un giocatore da prima squadra. Quello di prendere un giocatore che ti chiude un giocatore tuo è un discorso diverso, come se l'Inter prendesse uno al posto di Pio Esposito. A me può andare bene che programmi di sostituire certi giocatori, però in questa Serie A non è facile".
A maggior ragione se parte Koné, il centrocampo va rinforzato per forza, perché ci sono giocatori come Cristante ed El Aynaoui
"Ho parlato di Koné per fare un esempio, perché la Roma di giocatori monetizzabili non ne ha tantissimi: Svilar, Ndicka, Koné, c'è anche Wesley ma non credo sia in uscita".
Come vedi Soulé? Si parla di una possibile partenza
"Secondo me Soulé nei 6 attaccanti che vuole Gasperini ci sta benissimo. È un giocatore moderno, che salta l'uomo, ha una discontinuità di performance che si può migliorare, nella prima parte di stagione ha fatto bene. La forza di Gasperini, con cui ha anche vinto l'Europa League, è stata quella di alternare i giocatori in attacco, se ne ha due e mezzo, diventa più complicato. Se l'obiettivo dello Scudetto, è chiaro che devi cercare i rinforzi".
L'anno prossimo è quello del centenario, sarebbe ora di vincere uno scudetto, che non si vince dal 2001
"Quello scudetto lo hai vinto prendendo uno dei difensori più forti d'Europa, uno dei centrocampisti più forti del mondo e l'attaccante più forte della Serie A. E già avevi altri giocatori forti".
Quest'anno forse si è perso tempo nella costruzione della squadra, visti i dissidi interni
"Speriamo di no. Il mister ha comunque posto delle basi, delle idee di calcio, Gasperini ha conosciuto Roma e Roma ha conosciuto Gasperini. Questo passaggio societario doloroso gli ha dato forza, ma anche responsabilità. Però secondo me il mister, lavorando come ha fatto all'Atalanta in sinergia con delle persone capaci, in grande sinergia con l'ambiente, in 9 anni ha creato una struttura che poi ha vinto".
Dalle parole di Ranieri su Gasperini, alle parole del mister che ha detto che non c'è feeling con Massara, in questa stagione sono successe cose che mi sembrano senza precedenti
"La responsabilità è del vertice. Una realtà come quella di Roma ha bisogno di presidio".
Su Malen
"In un'annata del genere, è una bella notizia, sta facendo grandi cose. Quest'anno in Serie A il centravanti è un grande tema, perché il Milan gioca senza, la Juventus lo fa spesso, non è facile prendere un top davanti in una Serie A frenata sugli investimenti".